La priorità dell’Italia è di svincolarsi dalla necessità del gas russo. Lo ha ribadito il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani. Nel giorno in cui Vladimir Putin assicura la continuità dell’export di petrolio e gas, anche attraverso l’Ucraina, il ministro ribadisce l’intenzione di voler fare a meno delle risorse provenienti dalla Russia, anche se ci vorrà tempo. Già ieri Eni ha annunciato lo stop alla stipula di nuovi contratti su petrolio e derivati.
Un miliardo al giorno a Putin
«Stiamo comprando gas ancora dalla Russia ma a prezzi talmente elevati, per via delle tensioni di mercato, che circa 1 mld di euro ogni giorno sta entrando nelle casse della Russia», ha ricordato Cingolani, di fatto «finanziando una guerra che a noi non piace». Stessa osservazione avanzata dal leader del Pd. «In questa fase, per essere coerenti con le sanzioni, dobbiamo arrivare fino allo stop al petrolio e gas russo. Altrimenti i nostri soldi vengono usati per gli armamenti», ha detto il segretario del Partito democratico, Enrico Letta.
Chiaramente l’Italia non può permettersi di chiudere i rubinetti dall’oggi al domani. Sarebbe una «tragedia sociale» perché si fermerebbe l’economia, ha fatto presente il ministro. Siamo sulla stessa barca della Germania, con la differenza che Berlino può riattivare le centrali nucleari.
Che fare, quindi? L’Italia mostra di voler procedere su un doppio binario: il price cap al prezzo a livello Ue, per spendere meno e finanziare meno la Russia, e l’accelerazione sulla diversificazione, così da arrivare all’autonomia da Gazprom entro «24-36 mesi», ha ribadito Cingolani.
Normalizzare il prezzo del gas
«Ho chiesto con molta forza misure straordinarie per normalizzare il prezzo del gas, perché non possiamo chiudere tutto, ma nemmeno pagare il gas russo 10 volte il prezzo reale», ha riferito il ministro che oggi ha partecipato al G7 Energia.
Il ministro ha quindi sottolineato come, sull’altro fronte, è stato «fatto in questi giorni un lavoro molto forte: circa 15-16 miliardi di metri cubi di gas sono in accordi preliminari assicurati entro il primo semestre; quindi, oltre il 50% della quantità totale che proviene dalla Russia, e questo fa ben sperare».
Pronti a tutto
Ma l’Italia deve essere «pronta, in caso di emergenza, a sostituire i circa 29-30 miliardi di metri cubi di gas dalla Russia». All’appello mancano quindi altri 15 mld di metri cubi. Perciò si sta lavorando pure su fronti interni: dalla “massimizzazione” delle altre fonti, all’accelerazione sulle rinnovabili (oggi il Governo ha sbloccato la realizzazione di sei parchi eolici) al risparmio energetico.
«Siamo stati incaricati dal Governo di effettuare una ricognizione sulle centrali, anche a carbone, nell’ottica di massimizzare tutte le fonti e ridurre, ove possibile, l’impiego di gas», ha fatto sapere l’ad di Terna, Stefano Donnarumma; mentre il Ceo di Italgas, Paolo Gallo, ha parlato di «decisa accelerazione» su biometano – che può coprire fino al 10% del fabbisogno annuo – e gas naturale liquefatto (Gnl) su cui Italgas è ben posizionata. «Se le cose dovessero peggiorare si attiverà una politica di risparmio energetico e di accelerazione su tutto», ha messo in chiaro Cingolani.
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