«L’anno appena trascorso ha reso evidente che l’impatto sociale ed economico della pandemia sulla vita delle donne è particolarmente pesante. Un numero sproporzionato di donne lavora nei settori più colpiti dalla pandemia. Svolgono, con maggiori probabilità, attività informali non tutelate dai programmi di sostegno pubblico». Così, Christine Lagarde è intervenuta, in occasione della Giornata internazionale per i diritti delle donne, sulle pagine del Corriere. La presidente della Bce si è espressa a proposito del ruolo della donna, nella società odierna, esortando i Paesi e le istituzioni a fare molto di più, riguardo la parità di genere.
«La pandemia ha messo chiaramente in luce lo squilibrio fra uomini e donne in termini di lavoro non retribuite. Ma ci ha anche dimostrato che i nostri compagni possono farsene carico. In alcuni casi i padri, impegnati a lavorare da casa o costretti a un orario di lavoro ridotto, hanno preso in mano le redini della famiglia, mentre le madri svolgevano mansioni essenziali al di fuori delle mura domestiche. Una simile rottura dei canoni, se durerà, potrà portare alle donne la libertà di realizzarsi altrove, sul lavoro o nella comunità».
Donne che ad esempio, in Europa, guadagnano in media molto meno rispetto agli uomini. Un dato inequivocabile. «La pandemia ha posto in risalto il ruolo professionale imprescindibile che le donne svolgono nella società. Rappresentano i tre quarti dei circa 8 milioni di operatori sociosanitari nell’area dell’euro e contribuiscono in misura simile al mondo dell’istruzione. Entrambi i settori si sono rivelati indispensabili durante la pandemia. Ora che abbiamo visto qual è il vero valore di queste figure per la società, è importante che esso sia riconosciuto e retribuito adeguatamente».
«C’è bisogno di più donne anche nel campo della scienza, della tecnologia, dell’ingegneria e della matematica. In questi settori caratterizzati da un migliore trattamento economico, una maggiore presenza femminile contribuirà infatti a ridurre il divario retributivo di genere. Inoltre, le professioni scientifiche costituiscono un fattore determinante per l’innovazione e per la transizione verso un’economia più digitale e più sostenibile».
E per questo l’istituzione, da lei presieduta, ha voluto sollecitare la crescita di leader femminili, tramite un nuovo programma di borse di studio. «Oggi la Bce dà il via alla nuova edizione del programma di borse di studio per studentesse di economia, finalizzato a colmare la limitata presenza delle donne in questo settore. Il lavoro impegna anche nella leadership. La pandemia ha dimostrato il valore della leadership femminile, soprattutto in tempi di crisi. Le ricerche condotte durante la pandemia hanno rilevato che le donne sono considerate dai loro collaboratori leader più efficace rispetto agli uomini. Sono in grado di dialogare e interagire meglio con i dipendenti».
Questo perché è il momento di invertire il trend delle leadership, anche a capo dei Paesi. In Ue solo in 1 paese su 5 il leader è donna. «Eppure è donna soltanto il 18,5% dei capi di governo dei paesi dell’UE. Sebbene rappresentino più della metà della popolazione dell’UE (51%), la loro presenza nei parlamenti nazionali non supera un terzo dei membri. Nessuna delle banche centrali dell’area dell’euro, i cui governatori sono nominati dai governi nazionali, è guidata da una donna. La percentuale della rappresentanza femminile è altrettanto bassa negli organi di amministrazione delle imprese. Nelle maggiori società quotate europee le donne occupano soltanto il 7,5% delle posizioni dirigenziali. Alla ACE, tra il 2013 e il 2019, abbiamo più che raddoppiato la presenza femminile nell’alta dirigenza e il nostro obiettivo è ora raggiungere una quota del 40% entro il 2026. È il momento di ripensare la leadership e apportare maggiore diversità negli organi di amministrazione, nei parlamenti e nelle amministrazioni pubbliche».








