“Con l’evoluzione del sistema finanziario evolvono anche i canali attraverso cui emergono le vulnerabilità.
L’innovazione digitale e l’espansione della finanza di mercato stanno rimodellando i meccanismi di trasmissione, ma le fragilità di fondo restano.
La trasformazione del sistema finanziario e la crescente interconnessione tra i suoi partecipanti hanno reso più complessa la definizione di politiche monetarie e finanziarie efficaci, capaci di promuovere al tempo stesso stabilità e crescita.
In questo contesto, le banche centrali e le autorità di vigilanza hanno bisogno di una solida base di ricerca rigorosa per orientare le proprie decisioni”.
Lo ha sottolineato la vice direttrice generale della Banca d’Italia, Chiara Scotti, nel suo discorso durante la quinta edizione della conferenza su “Stabilità Finanziaria e Regolamentazione”, organizzata da Banca d’Italia, Università Bocconi – Centro di ricerca Baffi Carefin, Einaudi Institute for Economics and Finance e Center for Economic Policy Research, presso il Centro Carlo Azeglio Ciampi per l’educazione monetaria e finanziaria.
“La Banca d’Italia” aggiunge “ritiene da tempo che una ricerca accurata e un dialogo aperto tra mondo accademico e decisori pubblici siano elementi essenziali per prendere decisioni solide.
Conferenze come questa non sono soltanto incontri accademici, ma offrono anche indicazioni preziose che contribuiscono al processo di definizione delle politiche.
In un mondo segnato dall’incertezza geopolitica, dalla trasformazione digitale, dalla transizione verde e dall’evoluzione delle strutture finanziarie, la chiarezza analitica è più importante che mai”.
“La ricerca economica” spiega Scotti nel suo intervento, “ci aiuta a distinguere i cambiamenti strutturali dal rumore ciclico, a individuare canali di trasmissione meno visibili, a misurare i possibili compromessi tra stabilità finanziaria e crescita e a definire politiche solide anche in condizioni di incertezza.
Istituzioni come la Banca d’Italia hanno la responsabilità non solo di regolamentare e vigilare, ma anche di promuovere una ricerca rigorosa che sostenga scelte di politica economica solide e orientate al futuro.”








