Sulla Stampa Chiara Saraceno analizza i dati dell’emergenza pandemica in Italia mentre tutti guardano con speranza al calo dei contagi. Ma vi è un dato che persiste a rimanere alto, anzi altissimo: quello dei morti, che si aggira stabilmente attorno ai 400 al giorno (ieri 384), con una media grosso modo di 2400-2500 a settimana. Una cifra enorme, molto più alta, oggi come all’inizio della pandemia, della maggior parte dei Paesi europei.
Oggi come lo scorso anno e l’anno prima il Covid 19 provoca molti più morti in Italia che, ad esempio, in Germania, Francia, Spagna, Inghilterra. Non basta dire che siamo un Paese di vecchi, non solo perché il tasso di trivaccinati in generale e in particolare tra gli anziani in Italia è molto alto, ma perché un Paese altrettanto vecchio, la Germania, con un tasso di vaccinati complessivamente inferiore a quello italiano ha molto meno morti.
Per questo non basta neppure segnalare che la mortalità è alta soprattutto tra i non vaccinati. È vero in tutti i Paesi, ma in Italia non essere vaccinati sembra presentare un rischio di mortalità più alto. Non basta neppure ricordare che i morti di oggi si sono ammalati spesso diverse settimane fa, perché il loro numero non mostra nessun segno di flessione.
Forse qualche cosa è mancato e manca sul piano della cura tempestiva, della messa in opera di sistemi di monitoraggio dei contagiati sintomatici che accompagni il lavoro dei medici di base.
L’attenzione è tutta sulle terapie intensive e più in generale sugli ospedali e sulla loro tenuta. Accanto alla campagna vaccinale, alle restrizioni e ai controlli avrebbe dovuto esserci un intervento sistematico di rafforzamento della medicina di base e territoriale.
Se ne parla nel Pnrr come obiettivo futuro, ma avrebbe dovuto essere al centro del contrasto alla pandemia in parallelo alla campagna vaccinale. Che non sia avvenuto, lo paghiamo con il sovrappiù di morti rispetto ad altri Paesi e il dolore delle loro famiglie.








