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Cesare Avenia (presidente Confindustria Digitale): «Un futuro digitale e sostenibile per l’Italia. Discontinuità con il passato per non sprecare i soldi del Recovery Fund»

«La trasformazione digitale della Pa, la capacità di intessere il digitale nella trama degli altri settori costituisce il processo abilitante dell’intero piano nazionale di ripresa e resilienza. È un processo che va sostenuto con atti politici e istituzionali bipartisan perché i progetti messi in cantiere, le strutture che dovranno attuarli, devono durare oltre i governi che li hanno varati».

Così il presidente di Confindustria Digitale, Cesare Avenia, ha aperto il convegno annuale “Investire Accelerare Crescere”, organizzato con la Luiss Business School, che quest’anno ha avuto come tema ”Dall’Agenda digitale al Recovery Fund: colmare i ritardi, rilanciare il Paese”. 

Un’Italia semplificata, digitalizzata, efficace

Secondo il presidente di Confindustria Digitale l’Italia deve puntare tutto sul digitale, per migliorare l’efficacia delle sue attività. «Per portare a compimento il grande sforzo di assicurare un futuro digitale e sostenibile all’Italia riteniamo cruciale, in linea con quanto affermato dal presidente del Consiglio Conte sulla necessità di nominare sei commissari, che la gestione del Pnrr sia organizzata con modalità straordinarie, in netta discontinuità con quanto avvenuto finora per l’utilizzo dei fondi europei. Struttura di scopo, come ha indicato il ministro Gualtieri, o Alto Commissariato come abbiamo suggerito noi, comunque la si voglia designare, dovrà essere una struttura dotata di risorse umane e finanziarie adeguate, investita della necessaria autorevolezza istituzionale, in grado di rimuovere ostacoli procedurali e tecnici monitorando l’attuazione dei progetti fino al loro compimento».

Il ritardo digitale del Paese

La pandemia ha accentuato il divario digitale che l’Italia vive da anni. «Pur dando atto al Governo, al Parlamento, alle istituzioni tutte, Servizio sanitario nazionale in primis, dell’enorme sforzo che stanno compiendo per far fronte a una situazione sconosciuta, del tutto imprevedibile dobbiamo riconoscere che la gestione dell’emergenza si è scontrata frontalmente con il ritardo digitale del Paese e con tutte le inefficienze che esso comporta. Ci siamo trovati ad affrontare una pandemia con un Paese praticamente diviso in 21 sistemi sanitari diversi, che in larga parte non si parlano tra loro. Una vera e propria emergenza burocratica si è affiancata a quella economica, mettendo in evidenza l’estrema difficoltà della macchina operativa dello Stato di tradurre in esecuzione immediata le decisioni politiche prese d’urgenza. Così come molte amministrazioni pubbliche, soprattutto locali, si sono trovate in grande affanno a far operare i propri addetti a distanza, a causa della mancata digitalizzazione dei processi lavorativi».

Discontinuità con il passato nella gestione del Recovery Fund

Secondo Avenia c’è ancora molto da fare per risolvere l’inefficienza dimostrata in questi anni soprattutto nella gestione dei fondi europei: alla fine di questo settennato 2014-20 risulta speso solo il 40% dei 72,4 mld di euro di Fondi Strutturali. Questo dato deve essere un importante segno di come non comportarsi con i 209 mld di euro del Recovery Fund, che sono circa 3 volte i fondi strutturali.

«La situazione straordinaria che stiamo vivendo richiede di essere gestita in netta discontinuità con il passato. Investire nel digitale per dotare il Paese di nuove capacità progettuali, operative, tecnologiche, diventa strategico per poter raccogliere la sfida di Next Generation Ue. Confindustria Digitale ha consegnato al Governo la sua proposta di aree prioritarie di investimento che possono agire da leva fondamentale per la trasformazione del Paese. Fra queste vi sono i progetti strutturali di digitalizzazione che cambiano il funzionamento dello Stato, anche attraverso il completamento delle piattaforme strategiche nazionali previste dall’Agenda digitale, fra cui l’interconnessione digitale del sistema sanitario; che fanno evolvere il sistema dell’istruzione verso nuove competenze; che fanno crescere la competitività del sistema produttivo: Industria 4.0, smart working, logistica digitale; che aumentano la capacità di connessione attraverso lo sviluppo delle infrastrutture di rete».

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