È dall’inizio del conflitto in Ucraina che ci si interroga su come l’Europa potrà fare a meno del gas russo. Secondo Claudio Cerasa, però, esiste già un report segreto governo che spiega come.
«Il gas» scrive il direttore «è la grande autobiografia di uno stato sia per misurare le tensioni del presente (è più dipendente l’Europa dal gas russo o la Russia dai soldi europei?), sia per ricordare le ipocrisie del passato (esiste in Italia un solo partito che abbia fatto qualcosa per combattere le politiche nimby e spingere così il nostro paese verso una sua indipendenza energetica?), sia per monitorare il coraggio dell’Europa (che cosa si aspetta a fissare per il gas un price cap, un massimale sui prezzi del gas?), sia per mettere a fuoco le trasformazioni della globalizzazione (meno gas dalla Russia, più gas dagli Stati Uniti), sia per osservare fino a che punto i paesi che lottano per difendere la libertà dell’Ucraina (e quella dell’Europa) sono disposti a usare non solo le armi da fuoco ma anche quelle della creatività».
«Ecco. Ma cosa si intende quando ci si immagina di armarsi di creatività, di fronte alle minacce sul gas? Significa fare una cosa semplice: non aver paura di rinunciare al gas russo e prepararsi a fare ciò che ieri hanno annunciato di essere pronte a fare Germania e Francia. Ovverosia: non considerare più un tabù il blocco dell’importazione di gas e petrolio dalla Russia. Lo dice un report interno» dice Cerasa sul Foglio «commissionato dal governo alle sue società partecipate specializzate in energia. E cosa dice quel report? Si dice che sì: rinunciare al gas russo, anche nell’anno in corso, non sarebbe un dramma. I numeri sono questi (e riguardano un piano di dodici mesi)».
«Il gas da recuperare per fare a meno del gas russo nel prossimo anno è stimato tra i 20 e i 27 miliardi di metri cubi. La produzione interna può aumentare di un miliardo. Le importazioni di gas possono aumentare tra 5 e 10 miliardi soprattutto dal Nordafrica. Le importazioni di Gnl (gas naturale liquefatto) possono arrivare fino a 5 miliardi. La riduzione di un grado nel riscaldamento delle nostre case può portare a un risparmio di un miliardo di metri cubi».
«La riduzione volontaria dei consumi delle imprese industriali, cinque giorni al mese durante il periodo invernale, potrebbe far risparmiare 20 milioni di metri cubi al giorno e porterebbe a un risparmio di un miliardo all’anno. La riduzione dell’illuminazione pubblica nel corso della notte, con un allineamento alla media Ue dei consumi, farebbe risparmiare un altro miliardo. Le attivazioni delle centrali a carbone infine offrirebbero 5 miliardi. Sfidare il gas russo si può», conclude Cerasa.








