«Se Draghi si propone come il protettore dell’Italia nei prossimi anni, chi si propone oggi come il protettore di Draghi nelle prossime settimane?». Se lo chiede Claudio Cerasa, analizzando le parole del Presidente del Consiglio, Mario Draghi, in merito alle imminenti elezioni per il Quirinale.
«Si è posto come il protettore d’Italia, il “nonno”, rassicurando, tranquillizzando, offrendo garanzie, dispensando saggezza, ma alla fine della giornata di ieri» osserva sul Foglio «giornata durante la quale Draghi ha di fatto messo al centro del dibattito politico la sua candidatura al Quirinale, la domanda che è naturale porsi rispetto al futuro del presidente del Consiglio è: ma se Draghi si propone come il protettore dell’Italia nei prossimi anni, chi si propone oggi come il protettore di Draghi nelle prossime settimane?»
«Nella conferenza stampa di fine anno il premier non ha smentito la possibilità che sia lui a correre per il Quirinale, ha ricordato che sarebbe un’assurdità se questa maggioranza di governo si dividesse per la scelta del capo dello stato, ha affermato che la stabilità del Parlamento non è meno importante della stabilità del paese, ha lasciato intendere che il suo lavoro a Palazzo Chigi è finito».
«Ha detto esplicitamente che nello scenario di sicurezza che si è andato a configurare l’importante sarà avere una maggioranza larga indipendentemente da chi sarà a guidare l’Italia da Palazzo Chigi e ha aggiunto, in un altro passaggio importante della sua conferenza stampa fiume, che il capo dello stato, come ha dimostrato Sergio Mattarella in questi sette anni, non solo dovrà essere preferibilmente eletto subito, nelle prime votazioni, ma non deve essere un notaio inattivo: deve essere un “garante”, deputato dunque non alla risoluzione delle contese tra partiti ma all’indicazione costante di una direzione per il paese».
«Da ieri, dunque, la candidatura naturale di Draghi al Colle oltre che essere naturale è praticamente ufficiale, ma il dato interessante della giornata è che la formalizzazione della candidatura è stata accompagnata da una serie di preoccupazioni, espresse da Salvini, M5s e Forza Italia, che tendono a illuminare un tema che promette di essere cruciale nelle prossime settimane: in che modo Draghi proverà a trasformare la fragilità dei partiti, e le microfratture di questa stagione politica, nel motore della sua candidatura al Quirinale».
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