Il blocco dei licenziamenti non farà altro che aggravare la crisi dell’occupazione. Lo afferma il presidente di Confindustria Veneto, Enrico Carraro, intervistato da Ettore Livini per la Repubblica. Landini chiede la moratoria dei licenziamenti in nome della coesione del paese in un’emergenza che non è finita. Non teme che il “liberi tutti” porti a uno scontro sociale che oggi l’Italia non può permettersi? «Nessun imprenditore ama lo scontro sociale. E tutti noi preferiamo assumere che licenziare. Ma allungare di due o tre mesi il provvedimento non cambia niente. La pandemia ha accelerato molte trasformazioni industriali e le aziende devono potere rispondere con rapidità a queste sfide. In nessun paese d’Europa, dove operano i nostri concorrenti, esistono provvedimenti di questo genere e intervenire con artifici nelle dinamiche del mercato del lavoro rischia solo di fare danni difficili poi da recuperare».
I sindacati non vogliono bloccare i licenziamenti per sempre. Chiedono un time-out per sedersi attorno a un tavolo e ripensare agli ammortizzatori sociali per uscire da un’emergenza straordinaria tutti assieme. Non le pare ragionevole? «Il time-out l’abbiamo già fatto negli ultimi mesi. Sia noi che i sindacati sappiamo che è necessario recuperare il gap di produttività del mercato del lavoro. È nell’interesse di tutti. Se hai chiari gli obiettivi, le soluzioni le trovi. Serve un percorso comune. Un piano nazionale che lavori alla formazione permanente, a piani di reinserimento e riveda strumenti come i navigator e il reddito di cittadinanza che a oggi non hanno funzionato come sperato. E il governo deve garantire sburocratizzazione e fisco per imprese e lavoratori. Senza entrare nel merito delle discussioni sui contratti, sono d’accordo con Landini sul fatto che nelle tasche dei lavoratori debbano entrare più soldi».
E allora perché non prendersi il tempo per riflettere su queste cose e poi sbloccare i licenziamenti? «Non serve a nulla. Anzi per le imprese che lavorano all’estero è un problema. C’è anche qualcuno che in queste settimane vorrebbe assumere ma non lo fa perché teme di non poter licenziare se arrivassero delle difficoltà. La fine del blocco potrebbe essere un piccolo choc necessario al governo per razionalizzare la drammaticità del momento, aiutando tutti a lavorare assieme e prendere le decisioni migliori».








