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Carlo Tamburi (Direttore Enel Italia): «Avanti con la decarbonizzazione, ma per alcuni impianti ci vorrà più tempo del previsto»

L’Italia si è impegnata a chiudere entro il 2025 le ultime centrali a carbone. Il loro smantellamento è centrale nella strategia per la decarbonizzazione di Enel, che controlla gli impianti di La Spezia, Fusina (Venezia), Civitavecchia, Brindisi e quello nel Sulcis in Sardegna.

Oltre a puntare su rinnovabili e batterie, Enel prevede di utilizzare gli impianti a gas per un periodo limitato di tempo, ovvero finché la diffusione delle rinnovabili sarà tale da non rendere più necessario il ricorso a soluzioni complementari allo sviluppo delle fonti di energia verde.

A gennaio è stato chiuso il gruppo due della centrale Federico II di Brindisi, la più grande d’Italia. Prossima tappa, Fusina: due gruppi della centrale veneta chiuderanno in estate. Per La Spezia e Civitavecchia ci vorrà invece più tempo.

«Per quanto riguarda la centrale ligure il problema nasce dal fatto che il ministero dello Sviluppo economico, su indicazione di Terna, ha detto no alla dismissione dell’impianto in assenza di una capacità aggiuntiva nell’area di 500 Megawatt», ha spiegato il direttore di Enel Italia Carlo Tamburi in un’intervista al Messaggero.

«Alla fine dell’anno però – ha proseguito – scade l’autorizzazione integrata ambientale che consente all’impianto di funzionare e visto che per allora non saremo riusciti a realizzare con il gas la capacità richiesta bisognerà trovare un compromesso».

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