Stiamo gradualmente uscendo dall’emergenza pandemica grazie ai progressi della campagna vaccinale. «L’eccellenza del Made in Italy ha prevalso anche durante la crisi e, numeri alla mano, oggi fa da volano alla ripartenza». Lo afferma Carlo Ferro, presidente dell’ICE. Tra le righe del Rapporto sul commercio estero di ICE Agenzia che abbiamo presentato ieri, emerge un sentimento di ottimismo.
Nel 2020, fra i Paesi del G8, l’Italia è stata seconda per minor calo dell’export e ha fatto molto meglio di Francia, Regno Unito e Stati Uniti. Il 2021 inizia in territorio positivo e porta il primo quadrimestre a risultati superiori ai livelli pre-covid: +19,8% tendenziale e, soprattutto, +4,2% sullo stesso periodo del 2019. Pandemia a parte, lo scenario presenta meno incertezze. La Brexit si è conclusa nella continuità di un’area di libero scambio senza dazi e senza quote, la più lunga crisi commerciale nella storia del WTO tra Stati Uniti e UE che si è conclusa con una tregua di lungo termine. Persiste, invece, la tensione con la Cina, specialmente sull’asse con gli Stati Uniti.
L’Unione Europea è oggi più coesa e consapevole del suo ruolo nello scenario internazionale e determinata a far valere la sua influenza tra i grandi blocchi geopolitica del commercio mondiale, nel quadro di un nuovo multilateralismo. Abbiamo rivisto la stima ICE-Prometeia sull’andamento delle importazioni mondiali, in rialzo al +8,9% per quest’anno e +6,4% per il 2022, confermando il recupero dei livelli pre-Covid entro fine anno.
In questo quadro dobbiamo guardare ai megatrend accelerati dalla pandemia, che guideranno i modelli di produzione e di consumo nell’epoca post-covid: digitale, innovazione e sostenibilità. «Il Sistema Paese si è mosso, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è un’opportunità unica per costruire le competenze trasversali orientate alle transizioni gemelle, digitale ed ecologica, nuovi fattori critici di successo, anche sui mercati globali, per tutti i settori del Made in Italy».
E ICE Agenzia, nel suo scopo di intervento, si è mossa per modernizzare la sua attività di servizio alle imprese. L’analisi condotta da questo Rapporto dimostra che le imprese che esportano sono anche più resilienti nella crisi e reattive al cambiamento nella ripartenza. Una ragione in più per perseguire strategia e azioni che da un paio d’anni abbiamo avviato e che vanno verso nuovi servizi alle PMI e una più ampia fruibilità di quelli esistenti, con l’obiettivo di accrescere il numero delle imprese italiane che esportano.
In attuazione del Patto per l’Export abbiamo avviato 15 azioni nuove, servizi alle imprese che non c’erano due anni fa: i servizi gratuiti per le aziende fino a 100 addetti; i desk regionali, che a partire da giugno sono tornati in presenza; le 28 vetrine del Made in Italy per 7mila PMI su marketplace die-commerce nel mondo; la piattaforma Fiera Smart 365; la formazione di digital export manager.
E il nuovo portale www.madeinitaly.gov.it per la promozione integrata cultura territorio-prodotto legata anche a grandi eventi sportivi in Italia. Last but not least, abbiamo costituito un nuovo team di servizi digitali alle imprese composto da 30 nuove risorse con formazione scientifica. E, nella tradizione di 95 annidi storia dell’ICE, siamo impegnati ad accompagnare la ripartenza delle fiere in presenza con 57 eventi in programma in Italia, 93 collettive in fiere estere e 30 eventi a Dubai Expo 2020. L’export rappresenta il 30% del PIL del nostro Paese.
È stato il driver della ripresa, dopo la crisi del 2008. L’export post-Covid è ripartito e il PNRR combinato alla tenacia di artigiani, imprenditrici e imprenditori sarà il volano della ripartenza di investimenti privati e pubblici e, progressivamente, dei consumi privati. Così il motore della ripresa questa volta potrà girare a quattro cilindri. «Un auspicio, ma anche un impegno a fare sistema per un progresso che riguarda tutti: istituzioni, imprese, territori, cittadini e, fra questi, soprattutto le giovani generazioni», conclude Ferro.








