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Carlo Cimbri, presidente Unipol Assicurazioni: “L’Italia e la sua agricoltura devono crescere nella dimensione d’impresa e aprirsi al capitale, non basta più il debito”

“In Italia la finanza è sempre stata vista come debito, come soldi prestati dalle banche. Ma se vogliamo far crescere l’agricoltura, dobbiamo introdurre anche la logica del capitale, non solo del credito”.

Così Carlo Cimbri, presidente di Unipol Assicurazioni, intervenendo al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione di Coldiretti in corso a Roma.

Secondo Cimbri, la sfida che oggi il mondo agricolo deve affrontare è di tipo culturale e strutturale: “Bisogna passare da imprese individuali a imprese societarie. È un cambiamento profondo, non solo formale, che comporta una diversa organizzazione, maggiori dimensioni e una più forte capacità di competere sui mercati”.

Cimbri ha sottolineato il ruolo delle grandi imprese come traino delle filiere: “Nel passato l’Italia ha costruito la propria forza industriale intorno a grandi aziende che hanno generato un tessuto di piccole e medie imprese. Lo stesso può accadere nell’agricoltura: una grande impresa agricola e agroalimentare può fare da volano per l’intero settore”.

Il presidente di Unipol ha poi richiamato la necessità di un nuovo rapporto tra agricoltura e finanza, dove la capitalizzazione diventi un fattore di sviluppo e non di rischio: “Le aziende capitalizzate sono anche quelle che le banche possono finanziare meglio. La finanza, se fatta bene, è ciò che consente lo sviluppo dell’economia. Non c’è motivo per cui non debba considerare l’agricoltura un settore produttivo in cui investire”.

Cimbri ha richiamato anche la sfida delle dimensioni aziendali e della governance nazionale delle imprese: “In Italia abbiamo sempre pensato che ‘piccolo è bello’. Ma oggi non basta più. Dobbiamo crescere, anche come sistema Paese, e difendere le nostre filiere produttive. Ogni volta che un’azienda italiana viene acquisita da un gruppo straniero, perdiamo un pezzo di sovranità economica. Dobbiamo smettere di rassegnarci e imparare a fare sistema, come fanno gli altri Paesi europei”.

In conclusione, Cimbri ha lanciato un messaggio di prospettiva: “L’agricoltura italiana ha le capacità e il know-how per essere protagonista anche all’estero, ma deve dotarsi di strumenti nuovi, di una struttura più solida e di una cultura finanziaria moderna. Il futuro del settore passa dalla capacità di fare impresa, investire capitale e crescere in dimensione e ambizione”.

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