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Carlo Calenda (leader di Azione): «L’embargo immediato del gas russo non è una questione di condizionatori»

“Sarà una guerra lunga, dobbiamo abituarci a ragionare sul lungo periodo. Il primo obbligo morale è chiudere la stagione della politica degli slogan e usare il linguaggio della verità. L’embargo immediato del gas russo non è una questione di condizionatori”.

Lo dice il leader di Azione, Carlo Calenda, in un’intervista al Corriere della Sera. Per Calenda l’embargo immediato “ci lascerebbe scoperti nel giro di quattro mesi provocando il collasso della produzione industriale, con conseguenze sociali che provocherebbero, oltre a enormi costi per lo Stato, la perdita del sostegno popolare alle sanzioni. E sarebbe davvero paradossale doversi presentare da Putin con il cappello in mano”.

“Possiamo arrivare rapidamente all’indipendenza dalla Russia sul gas, anche in dodici mesi” sottolinea il leader di Azione. “In che modo? Importiamo dalla Russia trenta miliardi di gas. Dieci potremmo recuperarli se usassimo tutte le centrali a carbone.

Altri dieci miliardi rinegoziando l’aumento del flusso dei gasdotti verso i paesi come Algeria e Azerbaijan e poi avere accesso al gas egiziano. Altri cinque miliardi se comprassimo una nave di rigassificazione. Gli ultimi cinque poi potrebbero essere compensati con risparmio energetico e rinnovabili. Ma non sarà uno scherzo farlo”, dice Calenda.

“Perché? Il problema è che Pd, M5S e la sinistra sono contrari a riaprire le centrali a carbone. In altre parole chiedono l’embargo ma senza spiegare come sostenerlo”.

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