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Carlo Bonomi (presidente Confindustria): «Alleanza pubblico-privata per il successo del Pnrr, con Draghi finalmente autorevoli e credibili»

I due milioni di lavoratori licenziati in Italia dopo la revoca del blocco licenziamenti scattato per il Covid? È una cosa che non esiste. Così Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, dalla platea di Bari durante l’assemblea generale di Confindustria Bari-Bat, non usa giri di parole. Senza polemizzare col sindacato, che pure ha ripetutamente sollevato lo spettro dei licenziamenti chiedendo la proroga del blocco, rimarca come «il rimbalzo del Pil è bene avviato e la produzione industriale è tornata ai livelli pre Covid» e che quei numeri evocati ripetutamente non hanno fondamento.

«Ci siamo ritratti da ogni polemica eravamo convinti che non si dovesse alimentare un inutile muro contro muro. E credo che il nostro atteggiamento sia stato premiato perché si fonda su presupposti oggettivi», dice Bonomi a proposito del blocco dei licenziamenti, sottolineando i meriti di Mario Draghi visto che con la sua guida di Governo «è stato possibile raggiungere in poche settimane un serio compromesso su uscite graduali dallo stop ai licenziamenti per consentire finalmente alle imprese, con cassa integrazione guadagni a proprie spese, di avviare le riorganizzazioni, gli investimenti, la selezione di nuovi occupati che sono necessari alla ripresa. E protrarre la Covid Cig a carico integrale dello Stato solo per il settore più colpiti».

Discorso diverso quando si parla del predecessore di Draghi, Giuseppe Conte. «Il sindacato oggi ha firmato insieme a noi un avviso comune che finalmente mette nero su bianco ciò che il Governo Conte doveva avviare sin da un anno fa, cioè una riforma seria, strutturale, per un ammortizzatore sociale davvero universale e per politiche attive del lavoro fondate su formazione e rioccupabilità dei lavoratori».

Ora che l’Italia deve spendere le grandi risorse del Recovery Plan e concretizzare il Piano nazionale di ripresa e resilienza, secondo Bonomi, esiste la «grande necessità di un’alleanza pubblico-privata. È l’unica via da seguire se vogliamo mobilitare tutte le energie del nostro Paese. Lo Stato da solo non ce la farà mai». Non basta infatti il solo e ottimo Draghi, per il numero uno di Confindustria, che «non risolve da solo i problemi di arretratezza che il sistema dei partiti, il sistema istituzionale italiano, ci riservano comunque per il futuro».

Citando Alcide De Gasperi e Luigi Einaudi, per spendere bene i soldi del Pnrr serve unità. Sì, perché non basta aver ottenuto i fondi da Bruxelles, visto che «nel Piano nazionale di ripresa e resilienza ci sono 48 riforme da fare, a cominciare da quella della pubblica amministrazione, degli appalti, del fisco, del lavoro e della giustizia».

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