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Carlo Bonini (la Repubblica): «Basta con l’agenda della paura che incatena il Paese»

Carlo Bonini vice direttore di Repubblica prende lo spunto dalla cosiddetta norma anti rave per attaccare “l’agenda della paura che incatena il Paese.

“È stato sufficiente farne un feticcio ad alto rendimento simbolico ed ideologico, dissimulare la falsità del presupposto da cui muoverebbe la decisione (un vuoto normativo che avrebbe impedito di disperdere o impedire i rave, ma che, al contrario, un vuoto non era) e, soprattutto, manipolarne grossolanamente l’obiettivo.

Che non sono – scrive Bonini – come è evidente dalla lettura della norma, solo le feste musicali autoconvocate a smodato contenuto alcolico e psicotropo, ma qualsiasi forma di “invasione di terreni o edifici commessa da un numero di persone superiore a cinquanta, allo scopo di organizzare un raduno quando dallo stesso può derivare un pericolo per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica”.

Dunque, solo per fare qualche esempio, anche l’occupazione di una scuola o di una università, piuttosto che quella di una fabbrica di sostanze inquinanti, o di una discarica abusiva.

La nuova norma, dunque, con tutta evidenza, nel dichiarare di voler colpire una forma di raduno illegale peculiare (i rave), allarga potenzialmente l’area della punibilità ad altre forme di “illegalità” non violenta di natura politica e sociale.

Ora – sottolinea l’editorialista – si potrebbe facilmente immaginare cosa avrebbero detto Meloni e Salvini se un reato del genere fosse stato introdotto quando i due soci adesso al governo ispiravano e cavalcavano i raduni No Vax di “disobbedienza civile”, evidentemente incompatibili con l’incolumità e la salute pubblica.

O se la nuova norma venisse invocata per risparmiare al Paese o alla nazione, come ama dire la premier, lo spettacolo della foresta di braccia tese a Predappio, dove tuttavia l’apologia di fascismo diventa per il neoministro dell’Interno Piantedosi «libera manifestazione del pensiero».

Ma il problema, con tutta evidenza, non è la coerenza di Meloni e Salvini nella difesa delle libertà, degradate ad elastico di mutanda nel momento in cui diventano materia ideologicamente identitaria. Il problema – conclude – è la arrogante disinvoltura con cui la destra comincia a trafficare con le libertà e i diritti. Che sono patrimonio di una democrazia. E non di un governo. In quanto tale, materia friabilissima”.

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