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Carlo Bastasin (economista): «Rendere Recovery Fund permanente sarebbe la scelta più importante dell’Ue»

«Il rischio di ritardi nei fondi europei per la ripresa non va esagerato. Non è in dubbio infatti l’iniziativa, coraggiosa e insperata, frutto dell’accordo del 21 luglio del Consiglio europeo. Quello che è in dubbio è invece forse la decisione più importante che riguarda questo nuovo strumento di coesione tra i Paesi europei: sarà un fondo temporaneo oppure permanente?». È il dubbio che pone Carlo Bastasin su Repubblica.

«Nel secondo caso – scrive – si tratterebbe di un vero bilancio federale, finanziato con debito e tasse comuni, la cui gestione dovrà essere affidata a un ‘governo europeo’ responsabile di fronte al Parlamento comune. In sostanza, i dubbi di questi giorni sono giustificati dal fatto che gli stati europei sono alle soglie di una scelta di significato davvero storico: quella di un’Europa integrata politicamente, con obiettivi condivisi finanziati da ampie risorse, e in grado di concretizzare valori di solidarietà di fronte agli altri grandi attori geopolitici, Cina e Stati Uniti. Il Fondo per la Ripresa e la Resilienza (FRR), pilastro del piano NextGeneration-EU, è inteso a riparare i danni economici causati dalla pandemia. In quanto tale è ovviamente limitato nel tempo. Tuttavia, l’altro suo obiettivo è di evitare una ripresa divergente tra i Paesi dell’euro e una frammentazione dell’economia europea. Per farlo, prestiti e trasferimenti sono condizionati alla realizzazione di investimenti e riforme. Attraverso di essi la capacità di crescita dei Paesi beneficiari dovrebbe rafforzarsi e allinearsi a quella dei Paesi più saldi. Nessuno di questi impegni – l’aumento della crescita potenziale dei Paesi fragili e la prevenzione della frammentazione dell’economia europea – dovrebbe essere temporaneo. Al contrario dovrebbero essere parti integranti dell’agenda europea. Tuttavia, se il Fondo diventasse uno strumento permanente di governo dell’economia europea le implicazioni per le democrazie sarebbero ingenti. Quindi ben venga uno strumento permanente di politica fiscale. Tuttavia, se diventasse realtà, non andrebbero trascurate le implicazioni politiche. Sarà difficile fare buon uso di un ampio bilancio federale, senza disporre anche di un governo comune responsabile di fronte a un Parlamento europeo legittimato e ben funzionante. Rendere permanente il Fondo per la Ripresa è forse la più importante decisione politica che l’Europa possa prendere».

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