Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Carburanti: stangata da 2 miliardi su pesca e agricoltura con crisi sullo Stretto di Hormuz | L’analisi di Unimpresa

L’impennata del prezzo del gasolio provocata dalle tensioni in Medio Oriente e dalla crisi sullo Stretto di Hormuz rischia di scaricare una nuova pesante stangata sui settori primari italiani.

Secondo un’analisi del Centro studi di Unimpresa, l’aumento dei carburanti potrebbe determinare nel 2026 un aggravio complessivo fino a 2 miliardi di euro per agricoltura e pesca, mettendo sotto pressione la tenuta economica delle imprese agricole e delle flotte pescherecce. Il prezzo del gasolio agricolo è salito da 0,85 euro a 1,45 euro al litro (+71%), mentre quello del gasolio per la pesca è aumentato da 0,75 a 1,12 euro al litro (+49%), con picchi potenziali fino a 1,45 euro in caso di nuova escalation geopolitica.

Per il comparto agricolo, il rincaro vale circa 75 milioni di euro di maggiori costi nel solo mese di marzo e fino a 720 milioni su base annua, considerando consumi pari a circa 1,2 miliardi di litri. Le stime complessive di filiera, includendo fertilizzanti, logistica e trasformazione, portano l’impatto potenziale fino a 2 miliardi.

Nel settore della pesca, una piccola imbarcazione sostiene oggi circa 1.480 euro in più al mese per il carburante; una media impresa ittica fino a 5.920 euro; una grande unità da strascico fino a 14.800 euro mensili aggiuntivi. Per alcune marinerie il rischio concreto è il fermo tecnico anticipato delle attività. Gli aumenti dei costi rischiano di trasferirsi lungo tutta la filiera agroalimentare, con effetti sui prezzi al consumo di pesce, ortofrutta e beni alimentari trasformati, aggravando ulteriormente la dinamica inflattiva.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.