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Rocco Cangelosi (diplomatico): «Per Putin l’Ucraina è Russia, il tempo del dialogo è finito»

Putin ha interrotto il dialogo con l’occidente riconoscendo le due autoproclamate repubbliche del Donbass, il tutto «all’indomani della chiusura dei Giochi invernali di Pechino». Lo afferma il diplomatico Rocco Cangelosi. «Adesso i margini per la diplomazia sembrano esauriti e la parola passa alle armi nelle due Repubbliche mentre si apre il fronte delle sanzioni nei confronti della Russia. Ma le parole di Putin nel suo discorso alla nazione sono andate al di là del Donbass. Il Presidente russo ha infatti fatto chiaramente intendere che l’Ucraina è stata e sarà sempre parte integrante della Russia, lasciando intravedere in tal modo che le sue intenzioni vanno ben al di là di ogni ragionevole supposizione». 

«È presumibile che al riconoscimento di Donetsk e Luhansk seguirà come è avvenuto per la Crimea un referendum che sancirà l’Anschluss alla Russia» scrive sul magazine online InPiù.net. «La mossa di Putin è estremamente destabilizzante poiché non solo apre la strada alla guerra nel Donbass, finora combattuta a bassa intensità, ma anche perché appare sempre più verosimile un’azione su vasta scala nei confronti del Governo di Kiev al fine di far cadere l’attuale dirigenza e creare di fatto un regime fantoccio eterodiretto da Mosca. Non solo, ma il precedente del Donbass apre la strada alla rivendicazione delle consistenti comunità russofone che si trovano nei Paesi dell’ex Impero sovietico a partire da quelle degli Stati baltici, dove nella sola Estonia rappresentano circa il 30% della popolazione totale».

La questione del gas

«Se Putin, dunque, ha rotto gli indugi e ha passato il Rubicone, resta da vedere come reagiranno l’Alleanza Atlantica e l’Unione europea. Sorprende infatti la non curanza dell’autocrate russo per le ritorsioni minacciate sul piano economico, come se le avesse già messe in conto. La declinazione delle sanzioni diventa adesso un tema cruciale nel campo occidentale per i grandi interessi in gioco soprattutto per quanto riguarda gli approvvigionamenti energetici. Italia e Germania sono i Paesi più esposti nel caso di embargo sul gas russo».

«Le parole di Draghi pronunciate qualche giorno fa, che auspicavano un’esclusione delle forniture di gas dal novero delle sanzioni, segnalano le forti preoccupazioni del Governo italiano per le conseguenze sulla già claudicante ripresa economica. Analoga preoccupazione hanno i tedeschi per gli approvvigionamenti energetici in caso di sospensione del gasdotto Nord Stream. Il confronto sulla natura e l’intensità delle misure da adottare in risposta alle decisioni di Mosca mostreranno la reale compattezza del fronte occidentale e della solidarietà da usare nei confronti dei Paesi più esposti alla inevitabile crisi energetica ed economica che si annuncia all’orizzonte».

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