«Ora serve un patto sociale, come nel 1993». Così il ministro della Pa, Renato Brunetta, in un’intervista a La Stampa. Brunetta auspica che la fase che sta affrontando il Paese vada affrontata «con un approccio di politica economica capace di tenere insieme crescita ed efficienza – da un lato – e giustizia sociale e lotta alla disoccupazione dall’altro».
Un messaggio ai sindacati che manifestano contro la stop al blocco dei licenziamenti: «Non ha senso il conflitto sociale in una fase di boom economico. Sarebbe il fallimento della politica, ma anche del sindacato. Occorre il dialogo. Serve a tutti, al sindacato, ma anche al governo. Sto pensando a un vero e proprio patto sociale. Un grande accordo per gestire questa fase».
Quanto al Recovery, ragiona Brunetta, «i soldi arrivano solo se si fanno le riforme, quelle individuate sono circa quaranta. In cambio di queste riforme, vengono erogate risorse attraverso puntuali Sal, stati di avanzamento lavori. Ecco perché “no reform, no money”».
Il ministro sottolinea che «siamo in una fase di rimbalzo, superiore a quello stimato dal governo solo pochi mesi fa e molti cominciano a parlare di un Pil del 5% e oltre per quest’anno». Un rimbalzo «legato al clima generale, ai vaccini, al fatto che consociamo meglio il virus, certo», ma «pesa anche il “contratto” sottoscritto con l’Europa. E conta che il governo Draghi lo stia rispettando, quel contratto, in ogni suo passaggio».
«Un piano di investimenti d 240 miliardi non ha eguali», continua Brunetta, «se poi aggiungiamo gli investimenti privati – trainati da quelli pubblici – abbiamo una prospettiva di crescita mai vista in questo Paese».








