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Renato Brunetta (Forza Italia): «In 100 giorni con i vaccini si può rendere il Paese sicuro»

«Serve con urgenza un patto di riconciliazione nazionale. Tra il popolo e la politica, innanzi tutto. Sto vivendo con sofferenza questo distanziamento tra ciò che chiede la gente e quanto viene offerto da entrambi gli schieramenti». Lo afferma il parlamentare di Forza Italia Renato Brunetta intervistato da Ugo Magri per La Stampa.

Riconciliazione tra chi? Cosa vogliono gli italiani? «Ricominciare a vivere. A lavorare, a studiare, a divertirsi, a muoversi, a sposarsi. Non ne possono più. E invece, che risposte ottengono? Il centrodestra chiede, legittimamente ma in modo sterile nuove elezioni. Il centrosinistra prova a resistere sempre più debole e impotente. Nessuno che sappia indicare una rapida via d’uscita. Eppure le risposte ci sarebbero, anche immediate». Quali? «Abbiamo i vaccini. La scienza ci ha messo a disposizione l’arma decisiva per raggiungere o avvicinarsi sensibilmente all’immunità di gregge. Basterebbero 100 giorni e il Paese sarebbe finalmente al sicuro».

Pfizer ci ha ridotto le dosi… «I vaccini ci sono. Oltre a Pfizer, in giro per il mondo ne vengono prodotti altri validissimi che non mi farei il minimo scrupolo ad utilizzare: negli Usa e in Europa Moderna, in Russia Sputnik V, in Cina CNBG, Sinovac. E sta per arrivare anche l’anglo-italiano AstraZeneca». Si farebbe iniettare lo Sputnik di Putin? «Anche subito. Ci vorrebbe un grande piano di somministrazione pubblico e anche privato, che coinvolga farmacie, scuole, luoghi di lavoro, gazebo, con due funzioni obiettivo: vaccinare i più fragili subito e, parallelamente, tutti gli altri, secondo l’orizzonte temporale dei 100 giorni».

E se si insisterà col piano Arcuri? «Torneremo a vivere chissà quando. La crisi economica si avviterà su sé stessa. Bruceremo colpevolmente altri miliardi, compresi i 32 appena stanziati con l’ultimo scostamento di bilancio: senza un’imminente e credibile immunità di gregge, verranno utilizzati per ristorare malamente e tenere chiusa l’Italia quando al contrario bisognerebbe aprirla. Invece di trasformarsi in investimenti, quei 32 miliardi diventeranno altro debito a carico dei nostri figli. E senza vere riforme del fisco, della giustizia, del lavoro, della Pubblica amministrazione non saremo nemmeno in grado di spendere i miliardi del Recovery Fund. Insisto: 100 giorni di tempo. Tutto si tiene». È un appello a Conte? «A lui come al centrodestra, al centrosinistra e a chiunque abbia a cuore il bene comune. Serve un patriottismo bipartisan, occorre una riconciliazione nazionale. Dopodiché, insieme con la rinnovata fiducia dei cittadini, potrà tornare il momento di contarsi».

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