L’aumento dei prezzi dell’energia necessita di «misure strutturali». Lo sostiene Carlo Bonomi, il presidente di Confindustria. «Pre-pandemia, pagavamo otto miliardi l’anno di bolletta energetica. Quest’anno rischiano di essere 37» e un gap di 29 miliardi non si può affrontare con continui scostamenti del deficit. «Servono interventi strutturali che aumentino l’offerta di energia, da destinare alle imprese. In Francia, il governo sta riservando il 70% dell’energia nucleare a basso costo alle imprese e anche noi abbiamo bisogno di qualcosa di simile, con le nostre capacità».
«Possiamo raddoppiare la produzione nazionale di gas in 12-15 mesi e destinare una quota all’industria, con contratti pluriennali a prezzi ragionevoli. Possiamo aumentare la produzione da rinnovabili da riservare all’industria. Ci sono centinaia di impianti di rinnovabili fermi per questioni amministrative. È tempo di sbloccarli», dice Bonomi in un’intervista al Corriere della Sera. Affrontando il tema delle transizioni tecnologiche, Bonomi sottolinea come queste siano «ineludibili».
«Ma se si impongono forzature» avverte «diventa pericoloso. O si ha una filosofia di accompagnamento o si rischia un disastro sociale. In Italia non abbiamo colossi che investano 86 miliardi per guidare il processo. Abbiamo, su oltre duemila imprese dell’automotive, 450 specializzate nelle componenti del motore endotermico. E solo loro hanno 70 mila occupati».
Come si affronta la svolta?
«Il bonus a chi compra l’auto elettrica non può essere la risposta. Serve» evidenzia il leader degli industriali «una politica industriale che, mi spiace, non vedo neanche nel Pnrr. Servono incentivi a investimenti, ricerca, fusioni fra imprese, alla formazione per l’occupabilità di chi perde il posto. Sull’automotive la Spagna ha messo 16 miliardi del suo Recovery. Noi depotenziamo Industria 4.0 e togliamo il Patent Box che incentivava l’investimento in tecnologia. Rischiamo di avere molti disoccupati e auto elettriche per pochi»
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