Bisogna cambiare i rapporti di forza tra università e sanità pubblica e tra amministrazione e professioni sanitarie

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In un recente numero di “Riparte l’Italia” (https://www.ripartelitalia.it/un-piano-marshall-per-i-medici-del-servizio-sanitario-nazionale/) è apparso un articolo del collega e amico Costantino Troise, intitolato: “Un piano Marshall per i medici del Servizio Sanitario Nazionale” che condivido del tutto. Troise coglie il punto fondamentale per far ripartire il Servizio Sanitario Nazionale insieme all’Italia: la sanità, come la scuola, funziona solo se i professionisti sono sereni e condividono appieno il modello operativo di lavoro.

Scrivo, quindi, non tanto per manifestare il mio consenso, quanto per aggiungere una considerazione e una proposta.

La considerazione è che queste riforme, apparentemente semplici e ovvie, necessarie per migliorare l’assistenza sanitaria alla popolazione, richiedono invece la modifica di antichi rapporti di forza tra università e sanità pubblica e tra amministrazione e professioni sanitarie, il che può accadere solo se esiste una fortissima volontà (e cultura!) politica. Non solo, ma un’identica volontà e cultura deve manifestarsi anche nella professione medica e, purtroppo, non nascondo l’impressione di un rilevante ritardo nella categoria.

La proposta riguarda la ricerca di uno strumento che funga da base per la costruzione della risposta organizzativa e culturale che il momento richiede, coinvolgendo la parte più consapevole della professione. Lo strumento potrebbe essere una sorta di “Statuto delle professioni sanitarie”, un provvedimento forte e significativo che risponda alle questioni più rilevanti e che, ricordiamolo bene, non sono soltanto economiche, come il titolo dell’articolo di Costantino Troise (il riferimento al piano Marshall) potrebbe far supporre, ma squisitamente politiche e di ruolo sociale.

Certamente le difficoltà politiche appaiono quasi insormontabili ed esigono nei proponenti una saldissima determinazione ma, se la proposta si facesse strada, un’unica legge affronterebbe una volta per tutte e per tutto il personale professionale (ecco il primo ostacolo e non da poco!) le maggiori problematiche: stato giuridico del personale, modalità della contrattazione, governance del sistema e coinvolgimento dei professionisti nel governo del sistema, responsabilità professionale eliminando il concetto penale di colpa, rappresentanza e diritti sindacali, rapporti interprofessionali (tronco deontologico comune), parità di genere; infine l’affidamento al Servizio Sanitario della formazione postlaurea, comprese le specializzazioni.

Tutto ciò lascia irrisolte le questioni politiche di fondo, la regionalizzazione, il finanziamento e altro; tuttavia questa proposta mira assai in alto e varrebbe la pena almeno di discuterla.

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