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Bill Emmott (ex direttore Economist): «In passato abbiamo usato un linguaggio forte nei confronti dell’Italia, Draghi ha dato stabilità»

“È meraviglioso che i miei amici dell’Economist abbiano nominato l’Italia ‘Paese dell’anno’. Negli anni da direttore (1993-2006) e anche dopo, avevamo spesso usato nei confronti dell’Italia un linguaggio forte”, scrive su La Stampa l’ex direttore del prestigioso settimanale economico, politico e finanziario londinese Bill Emmott, come “‘Incapace’, ‘fottuto’, ‘malato d’Europa’, riferendoci però sempre alla politica italiana e non agli italiani in quanto tali”, tuttavia – osserva e si chiede Emmott – “la politica, purtroppo, resta molto importante, e questo pone una domanda: cosa penseranno dell’Italia i media e gli imprenditori stranieri che leggono l’Economist?”

Per il commentatore inglese si tratta di “un interrogativo importante, perché dal 20 gennaio prossimo il Parlamento italiano inizierà il processo di elezione del nuovo presidente della Repubblica” e quindi “non possiamo non chiederci se questa visione improvvisamente positiva dell’Italia dipenda dalla permanenza di Mario Draghi nella carica di presidente del Consiglio, oppure se rischia di evaporare altrettanto rapidamente se lui si trasferisse al Quirinale, aprendo una crisi di governo?”.

Risponde Emmott: “Per trovare le risposte, dobbiamo fare un piccolo passo indietro. Troppo spesso le notizie sull’Italia, incluse quelle dei media stranieri, si focalizzano su argomenti e personaggi troppo legati all’attualità, di corto respiro” tanto che “leggendo articoli della stampa internazionale sulla questione di Draghi e del Quirinale, incontro spesso la frase che definisce questa ipotesi come qualcosa che rischierebbe di riportare l’Italia alla ‘instabilità’ politica’”.

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