La Ue saputo trovare un accordo di questa portata perché tutti i Paesi hanno capito che in un momento come questo non far nulla, o fare poco, avrebbe messo a rischio la costruzione europea. Dalla quale ormai, e per fortuna, dipendiamo tutti”.
Ne parla sul Corriere della Sera Beppe Severgnini, secondo il quale “nel mare mosso del mondo, siamo a bordo di una nave sicura. L’Europa non sempre lo capisce, eppure nei momenti decisivi non lo dimentica”.
“La crisi determinata dal Covid-19 è la più recente e tra le più gravi; ma negli ultimi settant’anni di storia ci sono state altre grandi paure, che hanno prima creato, e poi rinforzato, la comunità europea: la paura di un nuovo conflitto dopo la Seconda Guerra mondiale, lo choc petrolifero, la caduta del comunismo, la crisi del debito, la Brexit, l’avvento del sovranismo…”.
“La settima crisi, quella attuale, porta il marchio del virus. Dopo un approccio timido e inadeguato, l’Unione Europea ne esce più coesa; l’Italia, sollevata”.
“Non tanto perché saremo i principali beneficiari del Recovery Fund ma perché l’Italia ha saputo tranquillizzare i pesi massimi del continente, Germania e Francia, senza spaventare i Paesi più piccoli”.
“Ora il governo dovrà decidere come usare le nuove risorse, affrontando il rischio dell’impopolarità che ogni decisione comporta. Pa, infrastrutture, istruzione, giustizia, fisco: le priorità sono note”.
“L’Italia resta un’osservata speciale: saprà spendere con buon senso e precisione? Il Recovery Fund dovrà infatti essere ratificato da ogni Parlamento nazionale. Anche da quello olandese”.
“L’Italia, come l’Europa, è con le spalle al muro. Potrebbe rivelarsi una benedizione. Perché anche noi, in quelle condizioni, diamo il meglio”.
“Ma non è una posizione che si può reggere a lungo. Dal muro bisogna staccarsi, e avanzare. Occorre coraggio. Speriamo che Conte, il suo governo e la sua maggioranza riescano a trovarlo”.








