«Abbiamo reso le fabbriche sicure Ora è un errore discriminare». Lo afferma il segretario nazionale della Fim Cisl, Roberto Benaglia, intervistato da Marco Patucchi per la Repubblica. «Non è con i colpi d’imperio, calati dall’alto, che si risolvono certe cose. Lo abbiamo dimostrato in questi quasi due anni di pandemia. Molti di quei protocolli hanno fatto da guida ai decreti dell’esecutivo contro il Covid».
Perché, allora, Confindustria sembra aver abbandonato la strada del dialogo con la lettera sul green pass obbligatorio per i lavoratori?
«È l’iniziativa di una direttrice, dunque non mi sembra una scelta politica a tutto tondo. Comunque, la pandemia non si risolve disponendo della libertà delle persone e dividendo i lavoratori tra chi è vaccinato e chi no».
Ma non è comunque necessario uno stimolo alla vaccinazione nel Paese?
«Certo, però sta al governo continuare sulla strada della campagna vaccinale massiccia, su una accelerazione per raggiungere il prima possibile l’immunità di gregge. Le parti sociali, dal canto loro, devono continuare con la cultura del dialogo, con le scelte condivise. Le stesse che hanno reso le fabbriche luoghi sicuri».
Non coglie un parallelo tra la questione green pass e quella dei licenziamenti? Sotto pressione la Confindustria ha condiviso scelte con governo e sindacati, poi appena l’emergenza si è allentata, è tornata a mostrare i muscoli.
«In effetti non si può un giorno parlare di responsabilità d’impresa e il giorno dopo licenziare con un messaggio su Whatsapp. Anche qui torno a chiedere il dialogo, lo stesso che ci ha consentito di firmare con Confindustria l’accordo del 29 giugno sulle tutele per la fine della moratoria sui licenziamenti. In altri Paesi europei le aziende che chiudono sono obbligate a presentare piani sociali per il dopo. Ecco, la Confindustria aiuti noi e il governo a fare una riforma degli ammortizzatori sociali davvero inclusiva, dimostrando di credere davvero alla responsabilità d’impresa».








