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Francesco Bei (la Repubblica): «L’obiettivo primario di Draghi è la vaccinazione di massa»

Il premier Mario Draghi non ha lasciato spazio alle interpretazioni con il suo “doppio avviso” su vaccini e giustizia, in quanto il suo obiettivo primario rimane quello della campagna vaccinale di massa. «Proprio per questo i toni nei confronti di chi semina dubbi, di chi – come Matteo Salvini – dall’interno della maggioranza sembra mettere sabbia nel motore della macchina vaccinale, sono stati ieri così duri». Sottolinea l’editorialista Francesco Bei.

«Fino all’ultimo il presidente del Consiglio deve aver sperato che il leader leghista si riallineasse a quanti, nel suo stesso partito, hanno sposato tesi più ragionevoli. Salvini ha sposato la linea di Claudio Borghi, non quella di Zaia, ma su questa posizione lo scontro frontale con Draghi era inevitabile. Quello che ha stupito» sottolinea sulle pagine di Repubblica «è il carattere così perentorio e senza possibilità di replica usato dal premier».

«Dire che chi gioca sulle vaccinazioni di fatto sta incitando la gente a morire o a far morire non lascia spazio ad alcuna via di fuga politica. È una sconfessione in piena regola di Salvini, che in altri tempi non sarebbe rimasta senza conseguenze sul governo. Sistemato Salvini, che stava giocando in maniera pesante sulle vaccinazioni, Draghi ha lanciato qualche segnale di avvertimento anche a Giuseppe Conte e ai Cinque Stelle. Le parole si sono fatte più prudenti e circospette, eppure il messaggio è stato chiaro anche su quest’altro fronte di gioco».

«Il premier considera di fatto chiusa la partita della giustizia, salvo qualche miglioria “tecnica” sempre possibile», continua Bei. «Un approccio ben diverso da quello dei Cinque Stelle, che in commissione stanno facendo ostruzionismo con una valanga di emendamenti alla riforma votata in Cdm dai loro stessi ministri. Draghi ha specificato che la richiesta di fiducia equivale a un “punto fermo”. Traccia una riga in terra per capire chi sta da una parte e chi si colloca all’opposizione. Come sui vaccini, anche sulla riforma Cartabia il tempo per i posizionamenti tattici si sta esaurendo e Conte dovrà scegliere se attraversare oppure no il suo Rubicone».

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