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Bce: rialzo dei tassi già scritto, ma con il petrolio a 100 dollari la partita si complica | Lo scenario

Il rialzo dei tassi è già scritto, il resto molto meno.

La Bce si riunisce domani in uno dei momenti più complicati per l’economia europea degli ultimi anni.

L’inflazione torna a mordere sotto la spinta dell’energia e il petrolio che, dopo avere sfondato quota 100 dollari, continua a correre sulla scia dell’escalation militare in Medio Oriente.

Il mercato dà ormai per scontato un aumento di 25 punti base, che porterà il tasso sui depositi al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65% e quello sui prestiti marginali al 2,90%.

Una decisione ampiamente incorporata nelle quotazioni.

La vera partita comincerà subito dopo: quanto lontano intende spingersi Francoforte?

A rendere più difficile la risposta c’è uno shock energetico che rischia di trasformare una riunione apparentemente ordinaria in un passaggio delicato.

Il Brent è tornato sopra i 100 dollari al barile, arrivando a sfiorare i 101 dollari, mentre il gas europeo viaggia oltre 78 euro per megawattora.

L’escalation tra Stati Uniti e Iran, i timori sulle forniture dal Medio Oriente e soprattutto l’incertezza sul traffico nello Stretto di Hormuz alimentano il rischio di nuovi rincari.

Il problema per la Bce non è soltanto il prezzo del barile.

È quanto a lungo resterà alto e, soprattutto, quanto dello shock energetico finirà per trasferirsi nel resto dell’economia.

L’inflazione dell’Eurozona è già salita al 3,3% in agosto, mentre quella di fondo è scesa al 2,4%.

Per ora, dunque, non si vedono effetti di secondo round generalizzati su salari, beni e servizi.

Ma più dura la crisi energetica, più aumenta il rischio che la fiammata si allarghi.

Ed è proprio qui che si apre il dilemma di Christine Lagarde.

Da una parte c’è un’inflazione che torna a guardare verso l’alto e il petrolio che torna a essere un rischio e non più una voce dell’indice dei prezzi.

Dall’altra c’è un’economia che, almeno per ora, mostra una resistenza superiore alle attese, con il Pil dell’Eurozona cresciuto dello 0,6% nel secondo trimestre secondo l’ultima revisione Eurostat.

Consumi, investimenti, spesa per la difesa, infrastrutture e investimenti nella tecnologia stanno sostenendo la domanda.

Il risultato è una Bce chiamata a camminare sul filo.

Una stretta troppo aggressiva rischierebbe di irrigidire ulteriormente condizioni finanziarie già meno favorevoli, mentre un atteggiamento troppo prudente potrebbe lasciare che lo shock energetico si trasformi in inflazione persistente.

Le nuove proiezioni economiche saranno quindi decisive.

Le stime degli economisti indicano una crescita dello 0,8% nel 2026 e dell’1,2% nel 2027, mentre il mercato ha iniziato a scommettere su un tasso terminale vicino al 3% entro la fine dell’anno.

Ma proprio questa aspettativa potrebbe essere rimessa in discussione se la Bce scegliesse di accompagnare il rialzo con toni più accomodanti.

È il punto su cui si concentrano gli analisti.

Per Simon Wiersma, Chief Investment Strategist di Ing, in Medio Oriente ci sono pochi segnali che facciano pensare a un’immediata discesa dei prezzi di petrolio e gas.

Gli shock geopolitici, osserva, possono avere effetti forti ma spesso relativamente brevi sui mercati, ma finché il petrolio continuerà a salire gli investitori resteranno estremamente sensibili a ogni dato sull’inflazione.

Ancora più netto il segnale che arriva da Priyanka Sachdeva, analista di Phillip Nova: il Brent a 100 dollari, avverte, non è soltanto una soglia psicologica, ma “un livello di allarme per l’economia nel suo complesso”.

Bank of America vede allungarsi i tempi della crisi.

L’analista Claudio Irigoyen considera sempre meno probabile un accordo duraturo prima delle elezioni di metà mandato americane e ha rivisto le previsioni sull’inflazione e sul petrolio alla luce di interruzioni più prolungate dei traffici attraverso Hormuz.

Goldman Sachs, invece, mette sul tavolo uno scenario ancora più duro: se gli attacchi alle navi dovessero aumentare, il Brent potrebbe arrivare fino a 120 dollari al barile.

Domani, insomma, la Bce alzerà i tassi di un quarto di punto.

È la parte facile.

La domanda vera sarà cosa dirà dopo.

Perché con il petrolio oltre i 100 dollari e i mercati ormai convinti che la guerra possa durare a lungo, la strada verso il 3% non è più soltanto una scommessa sui tassi: è una scommessa sulla durata dello shock energetico.

E questa, per Francoforte, è una partita decisamente più complicata.

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