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Barbara Colombo, presidente Ucimu: “L’incertezza sulla Transizione 5.0 è un autogol, l’uso dei fondi Ue deve essere garantito fino al 2026”

L’andamento della raccolta ordini per l’industria italiana costruttrice di macchine utensili, robot e automazione nei primi sei mesi di quest’anno “conferma la debolezza della domanda che, sia in Italia che all’estero, subisce l’instabilità del contesto.

Per il mercato interno, se questo rallentamento può essere considerato in parte fisiologico, vista l’eccezionale espansione del biennio appena passato, è altrettanto vero che, sul risultato, ha pesato l’incertezza intorno a Transizione 5.0“.

Ad affermarlo la presidente uscente di Ucimu, Barbara Colombo, in occasione della assemblea elettiva che si è svolta a Cinisello Balsamo.

A tal proposito Colombo ha evidenziato che “queste lungaggini sono un vero autogol perché, di fatto, rischiano di favorire prima di tutto gli importatori che dispongono di ampi magazzini.

Per tale ragione ritengo che, una volta operativa Transizione 5.0, Confindustria debba intervenire immediatamente presso le autorità affinché si consideri l’allungamento al 2026 della possibilità di utilizzo dei fondi stanziati dall’Europa per tale misura”.

“L’attesa prolungata dell’operatività del provvedimento e la mancanza dei decreti attuativi hanno creato un doppio effetto negativo – ha spiegato – Da un lato, hanno determinato la sospensione delle decisioni di acquisto da parte degli utilizzatori, in attesa che il provvedimento fosse chiaro.

Dall’altro hanno, almeno in parte, oscurato la disponibilità del provvedimento 4.0 che è tuttora in vigore ma che, per molti operatori, è finito nel dimenticatoio.

“Con l’entrata in funzione di Transizione 5.0, che speriamo arrivi a giorni, le imprese manifatturiere italiane avranno l’opportunità di scegliere se operare con uno o con l’altro provvedimento, ben consapevoli che il 5.0 unisce digitale e risparmio energetico mentre il 4.0 continua a insistere esclusivamente sul digitale – ha aggiunto – E sarà a disposizione un bel plafond di risorse.

Si tratta di circa 13 miliardi totali: 6,4 miliardi sono quelli stimati per il 4.0; mentre 6,3 miliardi sono le risorse certe per il 5.0 dal fondo Repower EU”.

Però il punto, avverte Colombo, è che, “se non sarà operativa nell’immediato, Transizione 5.0 rischia di veder svanita una parte consistente dei benefici che ha sulla carta.

I tempi così compressi tra la disponibilità della misura e il termine di consegna e interconnessione del macchinario (fissato a dicembre 2025), mettono in difficoltà i costruttori italiani che, specializzati nel prodotto super personalizzato, hanno tempi di produzione di circa 6-8 mesi”.

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