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Augusto Minzolini (il Giornale): «Le sanzioni alla Russia faranno male all’Italia»

“Ora avremo le sanzioni che faranno male alla Russia ma anche a noi. Magari serviranno solo a dimostrare al mondo quanto siamo divisi, perché un attimo dopo averle irrogate cominceranno i distinguo e le riserve di questo o quel Paese”.

Così Augusto Minzolini sul Giornale parlando di “debolezze dell’Occidente”: “Ma anche se sono armi poco efficaci, magari spuntate, non possiamo esimerci, siamo obbligati a utilizzarle perché alla fine sono l’unica testimonianza che l’Occidente, malgrado le sue debolezze, non si è ancora arreso ai soprusi, alla logica della forza, all’autoritarismo.

Servirebbe, però, insieme alla legittima reazione all’espansionismo russo, pure una riflessione delle grandi democrazie occidentali sulle proprie debolezze, sui propri errori. Dovrebbero per un attimo guardarsi allo specchio e porsi una serie di domande.

Perché non hanno avuto il coraggio di pretendere dalla Cina chiarimenti sulla pandemia che ha devastato il mondo? Perché si sono ritirate alzando bandiera bianca di fronte al fondamentalismo religioso in Afghanistan? Perché dopo l’annessione della Crimea la Russia sta utilizzando la stessa strategia vincente con l’Ucraina? Perché, è l’interrogativo di fondo, contano molto meno di venti anni fa e assistono inermi al loro declino?

Le cause – sottolinea il direttore – sono molteplici, ma c’è una ragione di base: hanno peccato di arroganza e di supponenza. Dopo la fine dell’Unione Sovietica hanno immaginato attraverso la globalizzazione di dominare il mondo, invece, l’interdipendenza ne ha esaltato non la potenza ma la debolezza.

Oggi il 43% del fabbisogno del gas europeo, cioè circa la metà, viene dalla Russia. Come si può immaginare di poter ingaggiare un braccio di ferro se il vecchio continente patisce una dipendenza energetica di queste proporzioni? Un limite che intacca la nostra sovranità non come nazione, ma addirittura come continente.

Nell’epoca, qui è il paradosso, del sovranismo dilagante. Per non parlare, poi, delle conseguenze che una globalizzazione esasperata e senza regole ha avuto nei rapporti con la Cina. Dovevamo conquistare il mercato più grande del mondo ed è avvenuto l’esatto contrario: il capitalismo di Stato, senza democrazia e senza sindacato, si sta dimostrando più forte del capitalismo liberale. E pensare – conclude – che poco più di vent’anni fa George W. Bush teorizzava l’esportazione della democrazia nel mondo”.

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