“Il Paese è uscito dall’emergenza sanitaria da Covid-19 ma è nel pieno di una crisi economica e sociale che non ha eguali nella storia recente. Servirebbero politiche coraggiose e radicali, invece, nella migliore delle ipotesi siamo ai pannicelli caldi”.
Così Arturo Di Mascio, imprenditore del settore del turismo con diversi alberghi e presidente della Federazione Nobili Uniti, già consulente per lo sviluppo di governi africani e sudamericani e presidente dell’Osservatorio politico europeo, in una intervista a Spraynews.it.
E delle stime di Bankitalia secondo cui il fatturato delle imprese calerà del 7 per cento su base annua dice: “Penso che Bankitalia è perfino troppo ottimista. Oggi il turismo è sull’orlo del fallimento. Al di là degli spot propagandistici la realtà è che ci ritroviamo abbandonati a noi stessi, senza aiuti dallo Stato, senza una prospettiva per il futuro. Il turismo esce dal lockdown con un terribile -80 per cento”.
“La ripartenza dell’Italia vista dal mio osservatorio è un pio desiderio, o, peggio, un bluff. La FASE 3 mi pare solo un titolo buono per i tg e i giornali. ‘Semplificazione’, ‘Ripartenza’ prima ancora ‘Cura Italia’: se i nomi che il governo ha dato ai suoi decreti corrispondessero alla realtà oggi non staremmo nella situazione drammatica in cui ci troviamo”.
E aggiunge che il governo “per inseguire il facile consenso ha buttato un sacco di milioni nei famosi bonus. Ma i bonus servono a poco e niente. Sono un minuscolo cerotto su una ferita che è però profondissima”.
“L’esecutivo doveva aiutare gli imprenditori a far ripartire le imprese. E guardi aiutare le imprese vuol dire aiutare il paese, ridare una prospettiva alle persone che hanno perso il lavoro e ai tanti giovani che un lavoro non ce l’hanno proprio. Ci sono lavoratori che stanno ancora aspettando la cassa integrazione…”.
“Il governo non dovrebbe limitarsi a rinviare le tasse per qualche mese. Quella è una presa in giro. Le tasse per il 2020 andrebbero completamente cancellate. Perché siamo in guerra e non sappiamo quando finirà. E poi dal 2021 la pressione fiscale andrebbe, come misura strutturale, sensibilmente diminuita”.








