Il Recovery fund è un’occasione storica da non perdere, ma è necessario che il governo coinvolga le parti sociali nell’utilizzo delle risorse europee affinché non vengano sprecate. A lanciare l’appello all’esecutivo sono stati i segretari di Cgil e Cisl, Maurizio Landini e Annamaria Furlan.
“In questa fase avvertiamo che nel nostro Paese c’è sia la necessità di unire e di discutere. In gioco non c’è solo il bisogno di affrontare l’emergenza, ma anche l’urgenza di costruire un nuovo modello sociale. È evidente che per fare questo, per progettare e per pianificare gli investimenti è necessaria la partecipazione del mondo del lavoro e mettere così in condizione le organizzazioni sindacali di svolgere la propria rappresentanza”, dice, in un’intervista al Mattino, il numero uno della Cgil, Maurizio Landini.
I temi sono due: “uno riguarda l’utilizzo delle risorse europee, sia i fondi del Recovery fund, sia quelli 2021-2027, sia quelli stanziati per la Coesione sociale. Di fronte a questo è il momento di avere un progetto nazionale che individui le infrastrutture materiali, sociali, digitali che possano permettere a tutto il nostro Paese, a partire dal Mezzogiorno, di essere connesso e di crescere. Così come è il momento di fare scelte di investimento su alcune priorità di fondo: c’è la questione della Sanità pubblica e dell’investimento sul territorio, perché sia rafforzata la prossimità del servizio sanitario alle famiglie, alle persone, alle case”, prosegue Landini sottolineando che “allo stesso tempo è necessario un investimento straordinario e strategico che riguardi l’istruzione, la formazione, la scuola: sia su un piano edilizio per mettere le scuole nella condizione di essere utilizzate, penso a nuovi plessi, penso a nuovi asili, sia sul piano di una riforma strutturale e complessiva del sistema scolastico”.
Dello stesso parere si è mostrata la leader della Cisl. Il Recovery fund è un’opportunità, ma bisogna far sì che non vada sprecato neanche un euro. E per questo chiediamo al governo di ascoltare le nostre proposte precise e le nostre priorita’”, afferma Furlan in un’intervista al Corriere della Sera aggiungendo che i 209 miliardi “andrebbero spesi in investimenti. la prima cosa da portare a casa. Con quelli riparte l’economia, con quelli riparte l’occupazione. Vanno bene le agevolazioni per le aziende, per i giovani, per le donne, ma vanno riaperti i cantieri che sono bloccati, servono nuove infrastrutture: il lavoro va creato dove non c’è, penso al Sud soprattutto”.
“Chiediamo un confronto costruttivo con il governo che da mesi non ci ascolta. Perché i temi sul tavolo sono molti e crediamo di dover essere chiamati a partecipare ad un confronto sulle priorità del Paese. E perché se il governo aprisse un tavolo con le parti sociali darebbe un segnale di dialogo e apertura a tutti. Il lavoro prima di tutto, da li bisogna ripartire per far crescere il Paese”, prosegue Furlan sottolineando che “nel pubblico e nel privato, ci sono milioni di persone che aspettano il rinnovo dei contratti, ormai è una questione di giustizia ed equità. Penso ai lavoratori della sanità privata, è scandaloso aspettino da 10 anni. E il contratto dell’agroalimentare, firmato solo da una parte delle imprese, o quello dei lavoratori del legno, bloccato. E poi altri rinnovi, dai metalmeccanici al pubblico impiego, di fatto fermi. Ecco: va ripreso il dialogo, serve senso di responsabilità, lo chiede il Paese”.
L’invito a non buttare via i soldi europei è arrivato anche dal leader di Italia Viva, Matteo Renzi. “Se ci fosse stato Salvini al governo noi i 209 mld non li avremmo presi, ma non possiamo buttarli via. Se li buttiamo in banchi a rotelle e in reddito di cittadinanza non ce li danno più e il debito pubblico schizzerà. Vanno utilizzati per ridurre le tasse”, sottolinea Renzi, a Mattino Cinque.
Il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, definisce il Recovery fund come “una grande vittoria di questo governo e del Pd. Una svolta storica perché investe su linee guida che servono all’Italia, green economy, risorse per le infrastrutture. E poi l’abolizione del trattato di Dublino che rende finalmente co-protagonisti tutti i Paesi”. Pertanto, “ora bisogna fare presto e investire su progetti concreti che arrivino subito alle persone. Se ce l’abbiamo fatta, sono fiducioso che ce la faremo anche su questa sfida”, conclude.








