“Tutti presi a difendere la loro indipendenza da Bruxelles o dai vicini, gli Stati europei si sono scoperti dipendenti da Mosca per l’energia, e dagli Stati Uniti per la difesa. Il combinato disposto di queste due dipendenze rende l’Europa impotente di fronte alla crisi ucraina”.
Nelle ore in cui è scattata l’invasione russa dell’Ucraina, Antonio Polito sul Corriere della Sera analizza con efficacia e lucidità le conseguenze per l’Unione europea. “Questa crisi – sostiene Polito – appare potenzialmente distruttiva per il progetto politico e ideale dell’Ue. Putin sta infatti riscrivendo con i carri armati il nuovo ordine europeo post-1989. Se tutto ciò che è avvenuto dalla fine dell’Urss a oggi può essere messo in discussione, l’Ue stessa è messa in discussione. Essa infatti rispose al crollo del Muro di Berlino con l’allargamento a Est, per unificare il continente”.
Oggi “Putin vuole l’Ucraina, vuole spostare a Ovest i confini del suo sogno imperiale. In questo modo l’autocrate russo ha finito per dar ragione ai falchi americani, che volevano Kiev nella Nato per difenderla, e torto proprio agli europei, che erano invece più comprensivi delle ragioni russe e pronti al compromesso. Ma se la crisi ucraina sta mettendo a repentaglio l’assetto geopolitico su cui si fonda da trent’anni il progetto dell’Unione, presto metterà alla prova anche la sua compattezza e unità. Putin ha nelle mani il rubinetto del gas, fonte da cui l’Italia — tanto per fare un nome — è «totalmente dipendente».
Le classi dirigenti europee hanno messo la testa nella bocca dell’orso. Inesistente militarmente, divisa politicamente, ricattabile economicamente, nel giro di pochi giorni l’Unione rischia di perdere anche quello che è stato finora il suo massimo merito storico: aver messo fine alle guerre sul continente”.








