“La mia prima preoccupazione va alle imprese. Se vanno in crisi le imprese, seguono le famiglie e le banche. È indissolubile questo meccanismo. E quindi bisogna ragionare su nuovi investimenti per lo sviluppo delle imprese. Quello che è stato fatto negli anni della pandemia è stato un salto di qualità da parte dell’Unione europea. Le risposte nazionali non bastano, non c’è la solidità corale di prospettive, oltre che le risorse”.
Così il presidente dell’Associazione bancaria italiana (Abi), Antonio Patuelli, nel corso di un’intervista con il Sole 24 Ore presso la sede fiorentina di Confindustria Toscana Centro e Costa.
Con il perdurare della situazione mediorientale, uno scenario che Patuelli teme “fortemente” sulla scia dei “conflitti bellici così devastanti”, i rischi “crescono per le imprese, crescono per le famiglie e conseguentemente crescono per le banche che sono indissolubilmente legate alla rischiosità”.
Questo in un quadro settoriale che, nonostante la generale solidità, mostra alcune situazioni più incerte.
“Ci sono dati di eccellenza e c’è anche qualcuno che nell’ultimo anno ha un po’ traballato”, ha commentato Patuelli facendo anche riferimento all’attuale contesto macroeconomico in cui “i tassi di mercato cambiano tutti i giorni” e, con le curve dei rendimenti dei titoli di Stato e di quelli interbancari che riflettono già l’evoluzione della situazione geopolitica, si sollevano “interrogativi forti” in quanto le banche centrali “normalmente seguono e non precedono gli andamenti di mercato”.
La speranza è che questi interrogativi “non siano drastici”.
Da qui, prosegue l’intervista, la sempre maggiore urgenza di un piano di interventi a sostegno dell’economia.
“Bisogna fare una nuova iniziativa simile al Pnrr dando nuova spinta e nuova fiducia all’Europa che è al di fuori dei conflitti bellici e quindi non solo ha delle prospettive diverse in termini di relazioni internazionali, ma può essere molto più fortemente e ulteriormente attrattiva”, sostiene Patuelli.
Il banchiere, ricorda che “l’Unione Europea nel momento della crisi pandemica ha avuto una grande spinta. E di questa grande spinta l’Italia si è avvantaggiata molto: quindi l’Europa oggi deve essere consapevole che, soprattutto nelle zone del Mediterraneo, c’è un livello di rischi superiore, quindi non bisogna aspettare che i rischi aumentino”.








