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Anna Zafesova (analista): «Il delirio di Putin e il piano B dei suoi colonnelli»

Anna Zafesova sulla Stampa descrive il delirio putiniano che sta affondando la Russia: “Nell’orrore e nell’assurdità della guerra, una delle visioni più assurde è proprio quella del presidente russo che sembra essere ignaro di tutto. Della resistenza dell’intero popolo ucraino, che non si vuole sentire in alcun modo russo, mentre spiega agli invasori russi, in perfetto russo, dove devono dirigere i loro carri armati se desiderano sopravvivere. Della solidarietà di tutto il mondo con Kiev.

Dell’impatto devastante delle sanzioni sulla economia russa, e del fatto che la maggior parte delle società occidentali che stanno togliendo ai russi, uno dopo l’altro, quei consumi che erano stati considerati per anni la maggiore conquista di benessere dell’epoca post sovietica, non aderisce al boicottaggio per ordine dei governi, ma è una manifestazione di solidarietà con l’Ucraina, e di repulsione per la guerra lanciata dalla Russia. Della paura, della vergogna e dello scontento dei russi, che scendono in piazza, si imbarcano sugli ultimi aerei in partenza verso l’Europa oppure fanno la coda all’Ikea, sapendo che il giorno dopo si dovranno svegliare in Unione Sovietica, non solo per ideologia, ma per tenore di vita.

Concentrarsi sulla mente del dittatore può sembrare ridicolo, superfluo e perfino offensivo per chi sta morendo in questo momento sotto le bombe. Ma lo scollamento tra la realtà e l’immaginario del Cremlino è uno dei fronti sui quali combatte da settimane (in realtà, da anni) la diplomazia internazionale, cercando di convincere Putin a desistere. La diplomazia – sottolinea Zafesova – utilizza strumenti razionali, e infatti ai negoziati russo-ucraini in corso, nonostante le profonde divergenze, e l’inevitabile odio verso chi bombarda le città pacifiche, si tenta di mettersi d’accordo se non altro sulle necessità pratiche di un cessate il fuoco.

Resta il problema di come far arrivare la realtà al vertice, al Cremlino, o in qualunque luogo Putin si trovi ora. Perché non si tratta soltanto di convincerlo che ha torto. Si tratta di spezzare l’incantesimo della propaganda. Pare che un gruppo di ministri “pragmatici” stia lavorando in queste ore a Mosca per cercare di convincere il leader russo ad ‘accontentarsi’ di Crimea e Donbass, pagando all’Ucraina un risarcimento miliardario in cambio della cancellazione delle sanzioni. Un piano B che poteva forse funzionare ancora dieci giorni fa, ma che oggi – conclude l’editorialista – può salvare per qualche mese il regime, ma non riuscirà più a salvare la Russia dall’abisso di vergogna nella quale il suo presidente la vuole trascinare”.

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