Cresce la “dispersione implicita” e aumenta il divario tra scuole del Nord e del Sud. Sono solo lacuni dei dati emersi dalle prove Invalsi 2021, commentati, in un’intervista a Il Sole 24 Ore, da Anna Maria Ajello, presidente dell’Invalsi.
«Ciò vuol dire scarsissime competenze in quell’area di apprendimento, che talvolta finiscono per essere l’anticamera degli abbandoni successivi. È urgente quindi intervenire, in modo serio e strutturato. Va bene il Piano estate, ma ora serve un “piano Marshall” di recupero degli apprendimenti».
Le informazioni approssimative «sono l’opposto di quello che si intende per competenza, vale a dire un possesso pieno dell’ambito che è stato proposto nell’intervento didattico la persistenza di acquisizioni di questo tipo che richiamano il 6 “strappato”, l’anno “svangato” vale a dire superato a mala pena “per il rotto della cuffia”, rappresenta un vulnus grave perché è alla base dell’analfabetismo funzionale, e non consente di incrementare la base culturale della popolazione».
Un analogo fenomeno «sono le sequenze dei diciotto all’università collezionati da alcuni studenti. C’è anche un aspetto socio-culturale: tutto ciò è avvertito come non pericoloso». C’è da allarmarsi invece «soprattutto oggi, dove non possiamo più permetterci una popolazione con scarse competenze scientifiche e faticosa comprensione di testi scritti. Le nostre eccellenze non reggono alla lunga se sono una specie di cattedrale nel deserto. La scuola deve cambiare… Dobbiamo tornare a promuovere nelle scuole il gusto di imparare».
Va bene «promuovere l’impegno, ma è la soddisfazione nel sentirsi competente che deve tornare centrale». Nel ripensamento «che la pandemia imporrà in molti ambiti, anche su questi aspetti occorrerà intervenire per tornare a promuovere il “gusto della competenza”».








