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Angelo Panebianco (Corriere della Sera): «Le ingenuità dell’Europa rispetto alla crisi ucraina»

Le ingenuità dell’Europa messe in evidenza dalla crisi ucraina. Ne parla Angelo Panebianco sul Corriere della Sera: “La prima cosa che ci insegna – scrive l’editorialista – è che non può esserci «autonomia strategica» dell’Europa (se ne è tanto parlato dopo la disastrosa ritirata americana dall’Afghanistan) senza la capacità di sottrarsi ai ricatti esterni.

Putin ha dimostrato di tenere gli europei per la gola grazie alla nostra dipendenza (Italia e Germania in testa) dal gas russo. Ora dovrebbe essere chiaro a tutti che non basta coinvolgere le potenze autoritarie nella ragnatela delle interdipendenze economiche per fare scomparire le minacce di guerra.

Al contrario, i vantaggi economici che l’interdipendenza procura a quelle potenze le mettono in condizione di gonfiare i muscoli, di alimentare i propri sogni neo-imperiali e, per questa via, di destabilizzare l’ordine mondiale. Un brutto risveglio per l’Occidente e massimamente per l’Europa.

Adesso – sottolinea Panebianco – possiamo misurare quali errori abbiamo commesso nell’epoca, ormai definitivamente conclusa, in cui, crollata l’Unione Sovietica e svanita la minaccia comunista, abbiamo pensato che non ci fossero più ostacoli all’affermazione di un ordine mondiale in cui valori e istituzioni occidentali potessero diventare dominanti.

Altro che autonomia strategica. Fin quando non riusciremo a diversificare a tal punto l’importazione di energia in modo da metterci al riparo dai ricatti di questo o di quello, l’Europa non avrà la capacità di fronteggiare le crisi alimentate dalla competizione di potenza. C’è un altro insegnamento che possiamo trarre dalla crisi ucraina.

La Germania, la principale potenza economica d’Europa, alla quale spetterebbe naturalmente il ruolo di leader politico del Vecchio Continente, di motore e guida di un’Europa impegnata ad affermare la propria «autonomia strategica», non ne ha né la capacità né la vocazione. In queste condizioni non ha neppure senso parlare di difesa europea.

Data l’improbabilità che nei prossimi anni emerga un’Europa dotata di una leadership unitaria, gli europei si trovano di fronte a un dilemma. O mantenere la massima solidarietà possibile con gli Stati Uniti, condividendone lo sforzo di contenere le potenze autoritarie e gli altri pericoli incombenti ma rischiando anche di subirne i contraccolpi a causa della propria vulnerabilità. Oppure – conclude – andare in ordine sparso, all’insegna del si salvi chi può”.

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