«Riaprire indiscriminatamente senza vaccinazione significa rischiare di chiudere subito dopo, come insegna il caso Sardegna. La via giusta è accelerare con i vaccini e sostenere le imprese con maggiore selettività». Lo afferma il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, in un’intervista a Repubblica.
Il Pd, spiega, è «il partito delle aperture in sicurezza perché mette al centro la tutela della salute che non va contrapposta all’economia. Nessuno deve rischiare la vita per lavorare. E sappiamo che se non si mette sotto controllo il virus non ci può essere un ritorno ad una dinamica economica normale».
«Per le piccole imprese – prosegue – dobbiamo accelerare la riforma degli ammortizzatori. Per le grandi dobbiamo ragionare in modo selettivo, anziché proseguire con trattamenti uguali per situazioni diverse. Non tutta l’economia si è fermata».
«È possibile individuare strumenti mirati o potenziare quelli esistenti, ad esempio i contratti di espansione e di solidarietà, senza per questo incoraggiare l’espulsione di lavoratori over 50. Se prorogassimo per tutti il blocco ai licenziamenti, vorrebbe dire che siamo in ritardo con la campagna vaccinale e anche con la riforma degli ammortizzatori». «Riconvocherò il tavolo con le parti sociali in settimana, per stabilire come allargare progressivamente il perimetro di chi potrà accedere al nuovo ammortizzatore».
Confindustria sostiene che le ristrutturazioni al via a luglio comporteranno 389 mila occupati in meno: «questo significa che il blocco dei licenziamenti è stato tutt’altro che inutile. Il rischio comunque esiste. Come pure quello di sfasatura tra domanda e offerta, accentuata dalle ristrutturazioni: le imprese non trovano il personale che cercano».
«Per questo tra due settimane sottoporrò alle Regioni e alle parti sociali una road map sulle politiche attive e per individuare strumenti eccezionali da mettere in campo subito. Chiederò un censimento territoriale delle opportunità di lavoro. In attesa del Recovery, dobbiamo concentrarci sui distretti dove la ripresa è più vivace e lì convogliare i lavoratori che riusciremo a formare. Penso a una sorta di “patti territoriali”. Dopodiché la lentezza con cui alcune Regioni procedono all’assunzione degli 11.600 nuovi addetti dei Centri per l’impiego, stabilita da una legge del 2019, è inaccettabile».
Orlando insiste quindi sulla riforma dell’Agenzia che si occupa di politiche attive, Anpal. «È nata quando si pensava, col referendum costituzionale poi bocciato nel 2016, di togliere alle Regioni la competenza sul lavoro. Così non è stato. E ora ci troviamo un soggetto esterno che da una parte non è autorevole con le Regioni e dall’altra non è funzionale con il ministero».
«Una struttura del genere può avere un senso, ma non come terzo polo di complicazione. Basti pensare alla delibera sull’assegno di ricollocazione che avevo chiesto di modificare: sta per partire, ma si è perso un mese. Per questo dico: riformare l’Anpal, non cancellarla. A tempo debito, ci porremo anche il problema di chi la guida».








