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Andrea Lavazza (Avvenire): «La vicenda vaccini e le difficoltà intrinseche dell’Europa»

Su Avvenire, Andrea Lavazza prende in esame le intrinseche debolezze e difficoltà dell’Europa evidenziate dalla vicenda vaccini.

«I governi di Austria e Danimarca – scrive – convinti che l’Unione Europea non si stia muovendo con efficacia sul fronte dell’approvvigionamento dei vaccini anti-Covid, si rivolgeranno a Israele e al suo “modello” per provare a incrementare il tasso di immunizzazione».

«Al risorgente euroscetticismo sul fronte sanitario non è forse estraneo il deciso cambio di passo negli Usa della campagna di somministrazione dell’antidoto impresso dalla presidenza Biden, in quanto esso sembra segnalare che la determinazione politica può fare la differenza».

«Al di là del merito della questione, sulla quale è prematuro dare un giudizio definitivo (il ritmo del rifornimento di dosi andrà aumentando e le penali non avrebbero accresciuto la produzione), il tema che si riaffaccia con forza e vale la pena affrontare è quello della reale capacità della Ue di agire nel modo più efficiente a favore di tutti i cittadini».

«Suonerebbe meglio dire “i suoi cittadini”, ma il punto è proprio questo. Il capo della Casa Bianca, pur in un Paese federale, ha i poteri per agire in maniera urgente e diretta affinché decine di milioni di persone ricevano il vaccino nel tempo più breve possibile, sia precettando l’industria sia mobilitando l’apparato logistico dello Stato»

«La Commissione europea, istituzione sovranazionale di un’entità (l’Unione) non pienamente federale (o forse assai poco federale), non dispone invece di questa capacità. Avere condotto le trattative di acquisto per i 27 Paesi in blocco ha consentito di evitare dolorose sperequazioni e ulteriori lacerazioni nel fragile tessuto europeo».

«Eppure, sembra che di fronte alla pandemia che non ha facili né rapide vie di uscita l’attuale ‘potere’ di Bruxelles sia troppo e troppo poco insieme. Il metodo intergovernativo è stato nel tempo affiancato e (solo) in parte superato dal ‘metodo comunitario’, che vede Commissione (come organo i cui membri non sono rappresentanti degli Stati), Parlamento (unica istituzione eletta direttamente e con funzione di controllo) e Corte di Giustizia interagire nella loro autonomia senza rispondere ai singoli Paesi, avendo come obiettivo l’intera Unione».

«Ora, per essere più federali all’americana, occorre dare ulteriore spazio al metodo comunitario, che non prevede veti, bensì cessioni di sovranità, e maggioranze qualificate al posto della spesso paralizzante ricerca del consenso generale. La domanda è allora se e come cedere altra sovranità all’Europa».

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