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Andrea Bonanni (Repubblica): «Putin e lo scisma dell’Occidente. Vuole fermare la globalizzazione»

“La decisione russa di lasciare il Consiglio d’Europa non è un semplice gesto di ripicca per la sospensione che le era stata inflitta con un voto quasi unanime dopo l’invasione dell’Ucraina. Indica il cambiamento di postura e di identità che Putin vuole imporre al proprio Paese”.

Lo scrive Andrea Bonanni su Repubblica parlando di “scisma dall’Occidente”: “Con un sol gesto il despota rinnega la natura europea dell’impero che vorrebbe ricostruire sulle macerie di Kiev e rigetta la Carta dei diritti umani la cui tutela è la ragion d’essere che tiene uniti i 46 Paesi che fanno parte del Consiglio.

Una scelta coerente con il conflitto asimmetrico che si è aperto tra il Cremlino, che combatte con carri armati, missili e aerei da guerra, e l’Occidente che risponde con le armi della globalizzazione. Fondato nel 1949, ben prima della nascita della Comunità europea, il Consiglio d’Europa ha come ragione sociale proprio la difesa della democrazia, dei diritti umani e dell’identità culturale europea.

Sono i principi inscritti nella ‘Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali’, firmata nel 1950 dai tredici Paesi che per primi avevano dato vita all’organizzazione. Nel corso degli anni – ricorda Bonanni – la Convenzione è stata sottoscritta da 47 Paesi d’Europa, compresa la Russia che ha aderito nel 1996 a conclusione di un lungo e tormentato processo che era stato avviato da Boris Eltsin.

Oggi lo scisma è compiuto. L’abiura di Putin pone fine al travagliato percorso di avvicinamento all’Europa, ai valori dell’Occidente e ai benefici della globalizzazione che era iniziato con Gorbaciov e proseguito con Eltsin anche a costo di sacrificare l’impero sovietico.

Il processo di globalizzazione innescato dalla fine della Guerra fredda è ormai avanzato. Il presidente russo crede di poterlo fermare con i carri armati e di poter ricongelare il mondo con la minaccia nucleare.

L’Occidente ha risposto proprio con le armi che la globalizzazione ha messo a sua disposizione. Dall’esito dello scontro dipenderà forse anche la scelta che altri attori, come la Cina o l’India che per ora stanno alla finestra, saranno chiamati a compiere tra un futuro di poteri militari contrapposti o di potenze economiche cooperanti nel nome dell’interesse comune”.

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