“Il confronto tra la Russia e l’Occidente entra in una nuova fase contraddistinta da un’escalation simmetrica”. Lo scrive Andrea Bonanni su Repubblica sottolineando che “se saranno confermate dai fatti, e in parte già lo sono, le dichiarazioni rilasciate ieri dal presidente del Consiglio europeo in visita a Kiev segnano una svolta nella guerra contro Putin.
Mentre i negoziati sono ad un punto morto ed entrambe le parti si rinfacciano di non volere un accordo, mentre i russi stanno lanciando una offensiva su larga scala per occupare l’Est del Paese, l’Europa sembra aver abbandonato ogni speranza di mediazione per una soluzione pacifica e punta apertamente alla sconfitta di Mosca.
Se il Cremlino si illudeva di dichiarare conclusa «l’operazione militare speciale» con l’occupazione del Donbass nell’anniversario della vittoria sui nazisti il 9 maggio, potrebbe aver compiuto un altro tragico errore di calcolo”.
Il cambiamento di toni e di modi su armi e sanzioni, sottolinea Bonanni, “non è sfuggito al Cremlino. Che ieri ha risposto a modo suo con il lancio di un nuovo super missile balistico intercontinentale che Putin ha definito «senza equivalenti» negli arsenali occidentali. Non è la prima volta che Mosca agita lo spauracchio dell’arma nucleare per intimorire l’Occidente.
Ma il contesto, in questo caso, appare diverso. Se infatti l’obiettivo degli Stati Uniti e dei loro alleati è ormai diventato la vittoria dell’Ucraina sul campo, la logica conclusione è che l’Occidente non ritiene più possibile trovare un compromesso con il regime di Putin.
Le sanzioni già adottate, e ancor di più l’emancipazione dell’Europa dalla dipendenza energetica verso la Russia, non appaiono scelte facilmente reversibili. Tantomeno lo sarebbero se l’Ucraina fosse costretta ad accettare un cessate il fuoco che la privasse di una consistente fetta del proprio territorio e della propria sovranità, come esige il presidente russo.
La contesa, dunque, si sta progressivamente spostando dall’Ucraina alla Russia. Dalla difesa del legittimo governo di Kiev alla sopravvivenza del regime che Putin ha instaurato a Mosca. Questa, almeno – conclude Bonanni – è l’implicita minaccia che l’Occidente manda al Cremlino. Che risponde con una esibizione dei suoi muscoli nucleari”.








