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Andrea Bonanni (Repubblica): «L’Europa esce sconfitta dalla campagna vaccini»

Su Repubblica Andrea Bonanni commenta l’annunciato ritardo nelle consegne del vaccino Johnson & Johnson e ne prende spunto per un’analisi geopolitica. “La Commissione Ue – ricorda Bonanni – ha reagito alla crisi avocando a sé la gestione dell’approvvigionamento dei vaccini, evitando così sperequazioni tra gli Stati membri. Ma ha tardato nel capire che non bastava evitare una guerra intra-europea, occorreva anche vincere la competizione con le altre potenze globali.

Oggi il tasso di prime inoculazioni in Gb è del 34%, negli Usa è del 27% mentre la Ue non arriva al 10%. Queste cifre dipingono i colori della sconfitta nella competizione delle democrazie per la propria sicurezza nazionale. La distinzione tra democrazie e autocrazie nella guerra dei vaccini resta comunque fondamentale. Russia e Cina hanno potuto infatti utilizzare i rispettivi vaccini come strumenti di propaganda politica e diplomatica distribuendoli a chiunque li chiedesse. Ma, per farlo, li hanno negati ai propri cittadini. Solo un regime in cui l’opinione pubblica è controllata dal potere centrale può permettersi una simile strategia. L’Europa, invece, non se lo può permettere. I milioni di vaccini inoculati in meno rispetto a Usa e Gb sono migliaia di morti in più e miliardi di ricchezza perduta con il prolungamento dei lockdown.

Ora anche Bruxelles ha adottato il blocco delle esportazioni per le aziende inadempienti. Ma è solo un primo passo. I contratti firmati dalla Commissione coi produttori sono stati resi pubblici, ma con parti ancora secretate. Se le cause del ritardo sono in quei contratti, essi vanno riscritti in termini più favorevoli all’interesse pubblico minacciando, al limite, la sospensione dei brevetti. «À la guerre comme à la guerre», dicevano i francesi. Se Bruxelles per eccesso di scrupolo dovesse perdere questa guerra, i danni alla credibilità del progetto europeo sarebbero enormi”.

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