La nuova Alitalia prende forma sulla base delle indicazioni del ministero dei Trasporti, che saranno recepite nel piano industriale, praticamente pronto. Il governo, scrive Il Messaggero, vuole una compagnia che punta sulla qualità, con il segmento “premium” ben sviluppato, una flotta omogenea, che passerà dai 113 velivoli di oggi agli 89 del 2020, fino ai 93 del 2023, e il rafforzamento di Fiumicino e Linate sul fronte dei voli internazionali e intercontinentali. Al centro della nuova stagione, quindi, il medio e lungo raggio, le tratte a maggiore redditività. Ma visto che si tratta di una compagnia di Stato, con una dote di 3 miliardi, dovrà anche fare “servizio pubblico per collegare rotte non sostenibili con logica di mercato”. Una missione non facile per il neo ad Fabio Lazzerini, chiamato a pilotare la ripartenza e a sfruttare – si legge nel documento del Mit – “una situazione storica decisamente unica” determinata dall’emergenza Covid per “rivedere la strategia dei costi, dei ricavi e del posizionamento con una logica aggressiva e non di solo salvataggio”. Obiettivi non facili ma che evidentemente al Mit, così come a Palazzo Chigi e al Tesoro, sono convinti di poter centrare. Si dovrebbe partire eliminando i vincoli strutturali e cioè la flotta obsoleta e non omogenea, mettendo fine allo sbilanciamento tra aerei in leasing e quelli di proprietà, studiando un nuovo mix tra medio-breve e lungo raggio. Per far questo, sembra evidente, la flotta andrà rinnovata, approfittando anche dei prezzi in flessione, sul modello di quanto già fatta dalla Tap. Aerei moderni, green e comodi per tagliare i costi di manutenzione e dei ricambi. La nuova Alitalia, indica il Mit, non sarà una low cost. Sono cinque i “pilastri fondamentali per il nuovo posizionamento strategico”: focalizzazione sui segmenti corporate e leisure individuale, ovvero la fascia alta della clientela; tratte di lungo raggio e feederaggio internazionale-domestico; spinta alla connettività sull’hub di Fiumicino per lo sviluppo continentale e del medio raggio, mentre Linate sarà decisivo per le rotte business in Europa. Tra i punti chiave c’è poi quello che sta più a cuore ai passeggeri italiani. L’Alitalia di Stato dovrà svolgere “servizio pubblico per collegare rotte non sostenibili con logica di mercato”. Come e in che misura nel piano non c’è scritto, ma viste le proteste di questi giorni sarà un bel rebus da sciogliere. Molte tratte hanno ritorni marginali o addirittura nessuno. Forse anche per questo, per compensare, la Newco punterà su un’offerta “premium” con l’aumento di posti in Classe Magnifica e l’inserimento di una quarta classe di servizio (Comfort+) per intercettare la domanda corporate e business. Anche nel medio raggio ci sarà la business class per i voli oltre le 3 ore. Come ogni piano si punta poi a portare in Italia i turisti di tutto il mondo, utilizzando la piattaforma Discover Italy, mentre per i canali di vendita di biglietti si sfrutterà al massimo la digitalizzazione. Il calo dei costi, grazie ad una flotta moderna, sara’ invece la conseguenza dei minori oneri della manutenzione, la razionalizzazione degli equipaggi e il ridotto consumo del carburante. L’obiettivo, ma nelle linee guida non è specificato, è il break even in 2-3 anni.








