“Lo shock energetico, più piccolo rispetto al 2022 e questa volta legato alla guerra in Medio Oriente, sta pesando sulla crescita” dell’Europa “e spingendo l’inflazione al rialzo.
Prima della guerra, le nostre previsioni sarebbero state riviste al rialzo.
Ora vediamo una crescita in rallentamento.
I primi dati indicano già una minore crescita degli investimenti privati e dei consumi.
Le prospettive di crescita dell’area euro sono stimate appena all’1,1% nel 2026, per l’Unione Europea all’1,3%, e questa previsione è accompagnata da un elevato grado di incertezza.
In uno scenario più grave, come descritto nel World Economic Outlook, uno shock di offerta persistente aggravato da condizioni finanziarie più restrittive, l’Ue potrebbe avvicinarsi alla recessione con un’inflazione prossima al 5%. Nessun Paese europeo verrebbe risparmiato”.
Lo ha affermato il capo del Dipartimento europeo del Fondo monetario internazionale, Alfred Kammer, in un’analisi del Blog dell’Fmi.








