“Non soltanto non siamo più capaci di fare la guerra; non riusciamo neppure più a pensarla. A concepirla”. Lo scrive sul Corriere della Sera Aldo Cazzullo. “Ieri mattina – spiega Cazzullo – eravamo un po’ tutti increduli e sgomenti, nonostante fossimo stati messi sull’avviso non tanto dagli americani quanto dallo stesso Putin.
Tanti di noi si erano illusi che la crisi si sarebbe limitata a una correzione di confini, a uno dei tanti colpi di mano cui Putin ci ha abituati. Le bombe su Kiev e sulle grandi città ucraine, le prime vittime, la manovra a tenaglia: lo scenario è completamente diverso, e rende non solo inutili ma pure un po’ ridicole le schermaglie diplomatiche dei giorni scorsi.
Mentre appaiano in tutta la loro gravità le aperture e la ricerca di rapporti privilegiati con Putin, ora che minaccia l’uso dell’atomica come neppure Stalin aveva osato fare. Riconosciamolo: lo sgomento di ieri nasce anche dal distacco con cui abbiamo seguito le vicende ucraine”.
Ma ora, sostiene Cazzullo, “l’ultima cosa da fare è sguarnire la frontiera orientale dell’Unione europea. È perdere l’Est per una seconda volta, dopo le speranze aperte dalla caduta del Muro e dall’allargamento dell’Ue. La prima crisi da affrontare sarà quella dei profughi. Ma la vera questione sarà la tenuta democratica, già messa a dura prova dal vento sovranista, di Polonia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca. La frontiera della libertà andrà difesa a ogni costo. Anche perché stavolta sarà sfidata direttamente l’America.
Se la Cina non ha ancora attaccato Taiwan, è perché sa che l’America per Taiwan sarebbe disposta a combattere. Se la Russia ieri ha attaccato l’Ucraina, è perché sa che per l’Ucraina non era disposto a combattere nessuno. Se fossimo stati pronti a fare la guerra per l’Ucraina, la guerra non ci sarebbe. Dirlo adesso è forse inutile. Ma è utilissimo, anzi indispensabile, tenerlo a mente per evitare la prossima guerra”.








