L’ex premier, Giuliano Amato, in una lunga intervista a Mf, prova a circoscrivere le preoccupazioni che agitano il mondo del lavoro intorno agli impatti dell’Intelligenza artificiale.
“Sta venendo fuori che le previsioni più catastrofiche dal punto di vista dei lavoratori umani e più ottimiste sull’uso debordante dell’intelligenza artificiale al posto degli umani, vengono in realtà da analisti, società, consulenti, legati ai produttori stessi dell’AI.
Questo è stato scritto ed è documentato” — afferma mettendo in guardia dal fenomeno dell’AI washing, “esattamente come il green washing dei falsi prodotti finanziari green”.
La fascia dei lavoratori più a rischio dal suo punto di vista “quella che una volta veniva definita dei quadri, coloro che stanno sopra le mansioni manuali e sotto le mansioni più intellettuali più elaborative in realtà.
Ecco il quadro intermedio è probabilmente la figura che a oggi è più sostituibile senza conseguenze con l’intelligenza artificiale”.
“Per il resto” — spiega — “abbiamo numerosi scritti di economisti i quali ci dicono: ‘State attenti perché l’aiuto dell’intelligenza artificiale nell’organizzazione del lavoro può essere formidabile’.
Ma è possibile che riesca a esserlo se vengono modificate le mansioni, non se viene lasciata l’organizzazione del lavoro com’è limitandosi a sostituire l’intelligenza artificiale a quella umana.
Così si può ottenere un vantaggio che si riduce a poco, a un po’ di tempo in meno”.
Di sicuro afferma l’ex premier “resta il fatto che le funzioni superiori, se uno le affida all’intelligenza artificiale, può pagare dei prezzi giganteschi”.
Anche i dati sulla produttività delle imprese che hanno adottato l’intelligenza artificiale sono piuttosto deludenti, avverte Amato.
“Danno un aumento di produttività veramente esiguo.
Infatti c’è nelle imprese anche una qualche delusione sui benefici che hanno potuto ricavare.
Tutti coloro che se ne intendono ci dicono che l’ausilio che può venire dall’intelligenza artificiale è enorme.
Però se è ausilio, ecco, il salvare l’umano, per la verifica, il controllo e la spartizione del lavoro con l’AI sembra essere un must a cui le imprese debbono saper corrispondere, cambiando e innovando”.
“Occorre che l’intelligenza artificiale venga padroneggiata dal numero più ampio di noi per poterne usufruire e poter reagire, per coglierne i benefici e anche per coglierne i limiti” — avverte —. “Da questo punto di vista, al di là dei dati, io sono fautore della tesi: meno è sostitutiva e più è di ausilio e meglio è”.
È chiaro che in questo contesto le autorità di vigilanza, gli Antitrust, possono avere un ruolo anche di contenimento della posizione dominante delle big tech perché “Il mercato è di tutti.
Le autorità” — spiega — “stanno facendo un buon uso delle norme per costringere i grandi, da Google a Microsoft a Meta, a non escludere gli altri, di non rendere irraggiungibili gli altri in nome della facile raggiungibilità del proprio servizio, della propria intelligenza artificiale”.








