Agostino Giovagnoli su Avvenire parla dell’accordo economico tra Unione Europea e Cina, in probabile chiusura entro la fine del 2020. A pochi giorni dall’insediamento di Joe Biden alla Casa Bianca, che entrerà in carica e subirà il negoziato già avvenuto delle due potenze.
L’intesa sino-europea di questi giorni lancia un segnale forte verso una più concertata globalizzazione. La firma su questo accordo significa stabilire indirettamente un nuovo equilibrio mondiale, in sostituzione di quello nato dopo la Seconda guerra mondiale, tenendo conto del ruolo che ormai stabilmente la Cina. Quel concetto di «autonomia strategica», di cui in Europa si discute da tempo, inizia ad essere un modello concreto raggiungibile.
Che gli equilibri siano cambiati, nel corso del 2020, è evidente. Giovagnoli, infatti, denota un dato incontrovertibile: la Cina ha sostituito gli Stati Uniti come primo partner commerciale dell’Europa. «Nei primi dieci mesi dell’anno in corso gli scambi Unione Europea-Cina sono stati di 477,7 miliardi di euro, con un aumento del 2,2% rispetto al 2019 (il saldo import-export è attivo a favore dell’Europa, ma non nel caso dell’Italia). Al contrario, lo scambio commerciale della Ue con gli Stati Uniti tra gennaio e ottobre è sceso a 460,7 miliardi di euro, con un calo dell’11,2% su base annua».
La direzione è quella della globabilizzazione, quindi. «I politologi parlano sempre più spesso di mondo post-occidentale e l’espressione è persino riduttiva rispetto alla realtà di un Occidente messo oggi in discussione nelle sue stesse fondamenta. Per ora nessuno riempirà il vuoto lasciato dagli Stati Uniti quale cardine dell’ordine mondiale. Il mondo è oggi radicalmente multipolare e, al tempo stesso, sempre più capitalistico, globalizzato e interdipendente. Ciò impone il dialogo e il negoziato».








