L’Ue costituisce in questa fase una “zona epidemiologica unica”, non “divisa in Stati” e “conterremo” la pandemia “solo se applicheremo misure mirate”, anziché misure “indiscriminate come chiusure assolute dei confini, che danneggerebbero seriamente la nostra economia, ma non limiterebbero la diffusione del virus”.
Lo sottolinea la presidente della Commissione Europea URSULA von der Leyen, in conferenza stampa a Bruxelles dopo la videoconferenza dei capi di Stato e di governo dell’Ue.
Il coronavirus Sars-CoV-2, continua von der Leyen, “non rispetta alcun confine”, per cui “si possono avere aree in due Stati diversi, ma vicine, con la stessa situazione epidemiologica”.
“Ma, se in una zona si fa un lockdown severo e nell’altra si tengono i negozi aperti, la gente si sposterà immediatamente dall’altra parte a fare shopping, spingendo quindi la diffusione del virus”.
“E’ molto più intelligente guardare ad aree omogenee e avere misure mirate, che gli Stati possono applicare per contenere la diffusione del virus e mantenere il più possibile il mercato interno aperto”, conclude.
L’unione europea dunque serra ulteriormente le maglie per difendersi dalle varianti del nuovo coronavirus.
Tra le misure da mettere in campo si ragiona anche sull’introduzione di un lockdown europeo, ma nessuna decisione definitiva è stata presa.
Di certo, una serie di misure mirate a frenare la propagazione tra i paesi dell’Ue in primo luogo dei ceppi britannico e sudafricano, molto più contagiosi di quello originario, sono state annunciate in tarda serata al termine del nono summit dei Ventisette in teleconferenza.
Tra le risoluzioni spicca l’introduzione di test obbligatori alla partenza e la quarantena obbligatoria all’arrivo per chi viaggerà da aree ad alto rischio che verranno identificate sulle mappe epidemiologiche con un nuovo colore, il rosso scuro.
Durante la videoconferenza di oltre quattro ore, un vero e proprio record, i responsabili hanno passato in rassegna i diversi aspetti della gestione della pandemia, a cominciare dal nervo scoperto relativo al ritardo nella fornitura di vaccini (mentre il via libera dell’Agenzia europea per i medicinali su quello di AstraZeneca è atteso per il 29 gennaio) – alle questioni della gestione dei flussi in entrata e uscita ai confini interni ed esterni dell’Ue, fino al progetto di un passaporto vaccinale auspicato in particolare dalla Grecia.
“Se l’incontro è stato così lungo, è perché i leader devono discutere di questa pandemia – ha dichiarato ai giornalisti una fonte interna all’Ue -. In realtà nessuno può dire con certezza cosa accadrà in seguito alla comparsa dei virus mutati e tutti hanno paura di vedere le contaminazioni esplodere come è avvenuto in Inghilterra”.
Nessuna decisione tangibile è emersa dalle discussioni.
Ma l’idea dei Ventisette è proprio quella giungere a un coordinamento più efficace per far fronte a una pandemia sempre più complessa da affrontare. Così, sottolineando che è giunto il momento di inasprire le misure restrittive nell’Ue, il presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha affermato che “tutti i viaggi non essenziali dovrebbero essere fortemente scoraggiati”.
Al termine del summit, il governo francese ha annunciato che i test molecolari saranno richiesti da domenica prima dell’arrivo in Francia per i viaggiatori europei.
Tale obbligo escluderà solo “i viaggi essenziali”, dunque “Saranno esentati in particolare i lavoratori frontalieri e il trasporto merci terrestre”. L’Esagono ha registrato 346 decessi aggiuntivi e quasi 23.000 nuove contaminazioni in ventiquattro ore, secondo i dati diffusi ieri dalle autorità sanitarie, mentre 25.735 pazienti in totale rimangono ricoverati.
Allo stesso tempo, si stima che 824.000 persone abbiano ricevuto una prima dose di vaccino contro il Covid-19 in Francia, ha affermato la direzione generale della salute, ovvero 131.000 in più in ventiquattro ore.








