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«Vi spiego perché lo stop al vaccino Johnson&Johnson è un danno minuscolo per l’America ed enorme per l’Europa». L’analisi di Federico Rampini

Lo stop negli Stati Uniti al vaccino Johnson&Johnson è un incidente che avrà un impatto asimmetrico sulle due sponde dell’Atlantico.

Un incidente di percorso rimediabile per l’America, un danno più grave per l’Europa.

Lo sostiene Federico Rampini, corrispondente dagli Usa per il quotidiano La Repubblica.

L’authority Usa dei farmaci decide di “abbondare nella precauzione”, pur sottolineando che le reazioni avverse a quel vaccino sono “estremamente rare”.

La sospensione decisa dalla Food and Drug Administration risponde al solito dilemma che riguarda la psicologia delle masse più che la scienza medica.

Esagerare nel principio di precauzione serve — si spera — a rassicurare il pubblico sull’estremo rigore con cui si controlla la sicurezza dei vaccini.

«Il rischio è minuscolo», assicura l’immunologo Anthony Fauci, e la statistica gli dà ragione. «I vaccini sono molto sicuri», garantisce. In America la sospensione precauzionale è resa meno problematica dal buon andamento della campagna vaccinazioni che è già ben oltre un terzo della popolazione.

Diverso è l’impatto nell’Unione europea.

La dipendenza da Johnson & Johnson è molto maggiore; è aggravata dal fatto che questo vaccino usa la stessa tecnologia di AstraZeneca.

Quindi il rischio dei coaguli di sangue (per quanto estremamente contenuto) riguarda i due vaccini a cui l’Europa è più legata dalle sue scelte di forniture.

Il dramma europeo continua ad avere una duplice faccia: sanitario e industriale.

Di fatto gli Stati membri dell’Unione ancora non possono contare su un vaccino totalmente controllabile perché “loro”.

Nella geopolitica globale dei vaccini l’Europa si è lasciata declassare dietro le superpotenze America, Cina, India.

È un declino antico, causato da errori di politica industriale, più una diffusa cultura anti imprese che con l’illusione di contrastare Big Pharma ha consegnato il Vecchio Continente nelle mani dei suoi burocrati. 

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