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Veronica De Romanis: «Vi spiego perché sarà inevitabile un aumento delle tasse. E sarà la prova più difficile del governo Draghi»

“Una riforma fiscale a doppio taglio”.

L’economista Veronica De Romanis parla di una delle sfide più difficili per il premier Draghi per ridurre le disuguaglianze a partire dalle polemiche sulla tassa di successione: “Ciò spiega perché, negli ultimi anni, la spesa pubblica è stata spesso finanziata con maggiore debito. Talvolta, il debito è stato nascosto dentro le cosiddette clausole di salvaguardia. L’operazione veniva presentata come salvifica”.

“Il pericolo di un eventuale inasprimento della pressione fiscale era stato temporaneamente scampato. La stagione delle clausole di salvaguarda sembra essere terminata. Lo scorso anno il governo Conte due ha “sterilizzato” le ultime ancora a bilancio (sempre ricorrendo al debito). Con l’arrivo della pandemia, il finanziamento della spesa attraverso il debito è diventata la regola. A fine anno, quest’ultimo dovrebbe raggiungere il livello record del 160 per cento del Pil. Una dinamica che dovrà essere invertita” spiega dalle colonne del quotidiano La Stampa.

“Intervenire sul bilancio dello Stato attraverso una ricomposizione delle voci di entrata sarà quindi inevitabile. E, non più procrastinabile. L’obiettivo deve essere quello di trasformare la tassazione in un vero strumento per crescere e, nel contempo, ridurre le disuguaglianze. Ci vuole una riforma organica, come ha detto più volte il premier Draghi”.

“Il lavoro è troppo tassato, le rendite molto meno, alcune tasse come l’Irap sono distorsive. A tal fine, va ricostruito il rapporto fiduciario. Ciò comporta da parte di chi governa il rispetto degli impegni presi (dove è finita la promessa di destinare il ricavato della lotta all’evasione alla riduzione della pressione fiscale?). Ma, soprattutto, è necessario utilizzare i soldi pubblici in maniera efficiente ed equa”.

“In altre parole, non si può proporre di alzare le tasse (anche se solo per i più ricchi) se non si affronta prima il problema della qualità dei servizi offerti e delle enormi differenze territoriali che persistono in Italia. È del tutto inutile dare diecimila mila euro ai diciottenni se solo alcuni di loro hanno potuto beneficiare di una formazione adeguata. A parità di reddito famigliare, chi è più preparato (perché ha avuto accesso a una scuola pubblica di qualità) potrà sfruttare meglio la dote ricevuta”.

“E, così, il sussidio si trasformerà in un fenomenale amplificatore delle disuguaglianze”.

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