Un’auto elettrica su due nel mondo circola grazie a una batteria “made in China”.
E più di una su tre è alimentata da una batteria firmata CATL, società che in soli dodici anni di vita si è sviluppata fino a diventare un gigante, che distanzia ormai di parecchie lunghezze i nomi storici del settore e non smette di crescere.
Lo riporta il “Sole 24 Ore” spiegando che nell’industria chiave dell’automotive la sudcoreana LG Energy Solution oggi è solo il terzo fornitore, con una quota del 14,2% sul totale della potenza installata, meno della metà rispetto a quella vantata da CATL (che è al 36,6%) e ormai superata anche da un altro marchio cinese: BYD, gruppo integrato che produce anche veicoli, è arrivata al 16% del mercato, raddoppiando nel giro di un anno.
La classifica, aggiornata pochi giorni fa da SNE Research e riferita ai primi sette mesi di quest’anno, vede la giapponese Panasonic, alleata di Tesla, al quarto posto con una quota del 7,3%.
Anche la casa di Elon Musk del resto ormai si rifornisce in parte da CATL e più in generale la sua supply chain dipende per quasi il 40% dalla Cina, secondo una recente inchiesta del quotidiano giapponese Nikkei.
Gli altri colossi sudcoreani, SK On e Samsung, sono al quinto e al settimo posto tra i fornitori di batterie per auto, con quote rispettivamente del 5,2% e del 4,1%, che diventano sempre più difficili da difendere.
Nella Top 10 non c’è nemmeno un nome occidentale, nonostante gli sforzi per guadagnare autosufficienza profusi ormai da anni, con intensità crescente, in Europa e negli Stati Uniti.
Sei marchi su dieci sono invece cinesi: accanto alle più note CATL e BYD nella parte alta della classifica ci sono Calb, Eve Energy, Gotion High-tech e Sunwoda.
Non tutte si sono affacciate in modo aggressivo sui mercati internazionali. Ma forse è solo questione di tempo.








