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Un milione e mezzo di posti di lavoro in fumo. Ecco le stime shock. Lo scontro tra Governo e Confindustria sulla proroga al 30 giugno dello stop ai licenziamenti

Quattro miliardi di ore di cassa integrazione autorizzate per 7 milioni di persone, costate allo Stato poco meno di venti miliardi di euro.

Presi dal terrore per il virus, molti di noi non hanno ancora colto fmo in fondo le conseguenze della pandemia.

Per evitare pesanti conseguenze sociali, governo, imprese e sindacati si sono già accordati due volte per imporre il blocco dei licenziamenti, e lo Stato si è fatto carico di (quasi) tutti i costi.

Il blocco, un unicum nel mondo occidentale, è garantito per ora fino al 31 marzo.

Nel pieno della seconda ondata dei contagi e crisi politica permettendo, ai ministeri del Lavoro e del Tesoro si preparano a confermarlo fino al 30 giugno. Secondo quanto riferiscono più fonti, la decisione è inevitabile.

Lo racconta in un retroscena Alessandro Barbera su La Stampa.

Le stime di Confindustria dicono che almeno un milione di italiani rischia di restare senza reddito.

Di questi, circa un terzo — 350 mila — sono lavoratori a tempo indeterminato.

Persone che rischiano il licenziamento vero e proprio, soprattutto nel settore dei servizi, del commercio e dell’artigianato.

Un altro mezzo milione di italiani il lavoro l’ha già perso: «Nessuno li chiama licenziati perché si tratta di lavoratori temporanei, partite Iva o giovani appena entrati nel mercato», spiega l’ex sottosegretario ed economista Tommaso Nannicini alla Stampa.

Dipendesse dai sindacati, il blocco verrebbe prorogato per tutto il 2021.

Ma la richiesta deve fare i conti con Confindustria e le altre associazioni di impresa, che faticano ad accettare un’ulteriore proroga.

In un’intervista a La Stampa, il ministro dello Sviluppo Stefano Patuanelli ha preannunciato che lo Stato pagherà anche stavolta.

Ma agli imprenditori non basta: in nome del sì alla proroga chiedono una seria riforma degli ammortizzatori sociali.

Dice il direttore dell’area welfare di Confindustria Pierangelo Albini: «Il blocco dei licenziamenti è come una bolla pronta a scoppiare. Più lontana sarà la soluzione del problema, più grande sarà l’esplosione».

Il Tesoro calcola che l’ennesima proroga costerà altri 5 miliardi, spiega Barbera nel suo retroscena per il quotidiano di Torino.

Una soluzione costosa e diseguale.

Fra cassa integrazione ordinaria, straordinaria, in deroga e fondo di integrazione salariale (Fis), tutti sentono l’urgenza di mettere ordine al sistema.

Nannicini sottolinea un altro aspetto sottovalutato: «In caso di conferma del blocco, fra coloro che erano già disoccupati prima della crisi aumenterà il numero di chi resterà senza reddito perché avrà superato il limite dei due anni previsto per il sussidio della Naspi. La sua proroga costa un altro miliardo e mezzo».

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